Nepal: aiutare gli aiuti

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Due eventi naturali hanno, tragicamente, ribadito la fragilità della situazione nepalese. Il villaggio di Libang (distretto di Taplejung) nel lontano nord-est, sulla strada che porta al Kangenjunga, è stato seppellito da una frana di acqua e fango, le vittime sono 53. A Kathmandu, ieri sera, una nuova scossa (grado 5,3) ha rimesso la gente nelle strade.

Il monsone, per adesso come lo definiscono i metereologi, è ancora “erratico” cioè piove tanto in modo sparpagliato. Pokhara ha ricevuto i suoi acquazzoni pesanti e a Taplejung sono venuti giù 130mm d’acqua in poche ore. Già l’est Nepal è più piovoso de resto del paese.

Il monsone arriva nei prossimi giorni, nel Nepal centrale e nella Valle. E’ stato fatto un gran lavoro, con pochi mezzi, per spostare le rovine, abbattere le case spezzate, rinforzare quelle ancora in piedi. Bisogna considerare che il 25% delle case di Bakthapur sono crollate o sono pericolanti, l’area antica di Kathmandu (Asan Tole, Chetrapathi, Basantapur) ha case antiche che stanno in piedi per miracolo. Nei villaggi, le frane sono frequenti monsone durante i monsoni. Tutto, quindi, reso più fragile a causa del terremoto, delle scosse d’assestamento e, nel prossimo futuro, dalle piogge. E’ prevista lo spostamento di almeno 20 villaggi nelle zone a rischio frane nei distretti terremotati.

In questo contesto difficile dovrebbero fluire gli aiuti, alimentari, sanitari e alloggi temporanei. Invece c’è sempre qualche intoppo.

Alla zona cargo del Tribhuvan Airport, sono ammassati carichi d’aiuti. Stefan Huet (giornalista basato a Kathmandu, scrive per Nepali Times è sua la foto) ha fatto un giro e ha trovato montagne di roba inutilizzata. Abbiamo fatto un giro anche noi e abbiamo verificato che oltre a roba inutile (vestiti vecchi, scatoloni senza etichette, etc.) ci sono un sacco di kit sanitari e tende di Save The Children (vedi foto) e altro materiale che sarebbe necessario per villaggi e città.

Parlato con Stefan (via Twitter), lui riferisce che Save The Children gli ha detto che servono 10 giorni per sdoganare la merce. Domanda semplice, perché non l’hanno fatto? Per lasciarle tutto lì a marcire era forse meglio portarle ai centri nazionali o distrettuali, come richiesto, in uno dei molti regolamenti emanati, dal Department of Custom nepalese. O, come teoricamente potrebbe fare STC (INGO registrata) sdoganarli da sola.

Come sempre, quando s’incontrano, due burocrazie (grandi INGO e governo) la situazione si complica. Il governo nepalese ha predisposto una lista di beni necessari esenti da dogana. Ha più volte ribadito, in teoria giustamente, che è necessario un controllo per evitare speculazioni, invio di beni deteriorati (come è accaduto) o inutili. Ma, come spesso avviene in Nepal, paese delle mille gabelle dai tempi più antichi, i controlli sono diventati complicati, confusi (per le molte direttive emanate) e in mano a una burocrazia spesso fancazzista. E’ più facile bloccare che rischiare contestazioni.

Di ieri un’altra segnalazione, di David Durkan (trekker e amante del Nepal impegnato con altri norvegesi nel volontariato) . Un gruppo di poveretti sono arrivati da un villaggio dimenticato sulle colline del Nepal, 550 case la metà distrutte. Nessun aiuto, perché, forse, era distante dalle strade carrabili. Darkan è andato alla sede della Croce Rossa nepalese chiedendo aiuto per quel villaggio, d’inviare tende, kit sanitari, dicendosi disponibile a pagare anche un elicottero, o di utilizzare una delle 20 jeep parcheggiate nel compoud.

Niente, la risposta è stata “valuteranno il caso” ( come la croce rossa haiti) intanto tonnellate di tende e altro materiale stava nei depositi, in attesa di chissà cosa. (vedi foto).

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8 risposte a “Nepal: aiutare gli aiuti

  1. News: Nepal’s NPC pegs Post Disaster Needs Assessment (funds needed) at NPR 666.30 billion, or USD 6.7 billion.

  2. As a report by Humanitarian Accountability Monitoring Initiatives (Hami) has stated that the relief works that are being conducted by various I/NGOs in the earthquake-hit areas are ìpublicity-orientedî rather than a humanitarian act.
    The report released on Friday mentions that various I/NGOs working in the quake-hit areas were found hiring vehicles paying exorbitant sum of money only to deliver small quantity of supplies.
    Some organisations had paid up to Rs 80,000 to hire motorcycles for a month,î said Hami Coordinator Min Bahadur Shahi.
    He also said that the volunteers were found taking shelter under tents as though they were mocking the victims rendered homeless by the earthquake.
    Hami is a common platform of organisations working in the field of human rights, humanitarian works and transparency. Its report is based on the field study of five districts that have been severely affected by the quake.

  3. Around 70 houses on the foothills of Tarebhir, in the Shivapuri National Park on the northern outskirts of Kathmandu Valley, are at the risk of being hit by landslides as the rocky Tarebhir seems to be destabilised by the series of aftershocks of the devastating April 25 earthquake and the recent rainfall.
    Following rainfall on Friday evening, a landslide was triggered in Tarebhir this morning and big boulders rolled down from the hill and crashed near the human settlement, exclusively inhabited by Tamang community, at around 10 am this morning, according to locals.

  4. The Meteorological Forecasting Division has officially announced the arrival of monsoon. Monsoon in Nepal generally starts on June 10 and spreads over the country in a few days, and remains effective till September 23. It was delayed by three days this year.

  5. Ho appena finito il corso di una (definiamola così) grandissima NGO sulla gestione delle emergenze… L’idea di fondo, che domina tutto, è la fedeltà alle procedure perché “nell’emergenza serve certezza”. Non sbagliata in realtà, come idea.
    Ma tremendamente lontana dalla realtà delle esigenze immediate, sregolate, diffuse…

    Sembra quasi che queste organizzazioni sia siano perfezionate (e siano “perfette”) nel gestire grandi campi-tendopoli (il che significa, concentrando e rimodellando la vita delle popolazioni), ma del tutto inadatte a diffondere gli aiuti fra le piccole realtà esisistenti.
    (Mi ricorda un pò L’Acquila).

  6. Caro Red, quelli fanno solo teorie e parole, nella pratica pensano a mantenere i loro baracconi, come è accaduto dove hanno gestito in esclusiva. Vedi Haiti, Iraq, campi profughi africani, Afghanistan e adesso stanno provando in Nepal

  7. Nella mia ignoranza, sto cominciando a pensare che uno dei problemi (forse il nodo più grande da affrontare) nella gestione degli aiuti umanitari e delle emergenze sia “il sistema scambiatore” dalle grandi ONG alla diffusione capillare degli aiuti a livello locale.
    In sostanza, ho l’impressione che le grandi ONG e organizzazioni internazionali abbiano il merito di raccogliere ed inviare abbastanza rapidamente gli aiuti, cosa che alle piccole organizzazioni difficilmente riesce per mille ragioni, ma dovrebbero poi integrarsi con un sistema capillare…

    Insomma, la questione è come integrare questi sistemi.

  8. In teoria si, ci sono grandi ONG come MSF che agiscono con efficacia nelle emergenze, ma in generale e il sistema che è scarsamente efficace rispetto ai soldi investitj

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