Tanti soldi promessi, speriamo per i nepalesi

japa malla

La Conferenza si è conclusa, i donatori (stati, istituzioni e banche internazionali) hanno promesso aiuti per circa euro 4 miliardi (metà in prestiti). Per il governo è stato un successo. Ora bisogna vedere quanti di questi soldi arriveranno veramente in Nepal (e non spesi per acquisti nei paesi donatori e per eserciti di esperti) e quanti il governo riuscirà a spendere a favore delle vittime, delle infrastrutture e dell’economia, specie agricola, decisiva per le aree terremotate e per limitare la costante migrazione.

Fra i limiti della Conferenza, come segnalato nel commento sul post di Koirala, l’assenza dei paesi arabi del Golfo dove vivono centinaia di migliaia di migrati, della Russia, dell’Australia; dei paesi buddhisti come Thailandia, Burma che potevano costituire una lobby favorevole al paese che ha dato la nascita a Siddharta Gautama. Altri limiti, la poca attenzione alle questioni decisive per un paese povero e landlocked, quali flussi delle merci, condizioni tariffarie, facilitazioni alle esportazioni.

Giustamente l’amico Bibek Paudel, in un suo articolo, ricorda le arance delle colline, le mele e le pesche del Dolpo e della Kali Gandaki, le verdure prodotte tutto l’anno nei distretti colpiti dal terremoto. A Kavre era partita la produzione di caffè, mostarda, banane, funghi e fragole. Ad oriente il cardamomo, il ginger e il tè-

Nei distretti terremotati del Nepal centrale c’è una grande produzione di latte ma poca trasformazione in formaggio, yogurt e altri derivati. In Lantang (duramente colpito)  funziona (creato dalla cooperazione svizzera) un centro caseario , come ovunque, nelle montagne, si produce, localmente, formaggio e ricotta di latte di yak. Ma un litro di latte viene pagato Nrs.50 (circa euo 0,5), meno della metà di quanto viene venduto un bicchiere di tè a un turista e se allevatori e contadini non guadagnano, fuggono a Kathmandu o negli emirati.

Tutto è poco organizzato, parcellizzato, dipendente dai monsoni o dal clima. Proprio in questi giorni nel Nepal occidentale sono morti centinaia di yak, perchè le nevicate hanno coperto i pascoli.

Se ci fosse una politica commerciale e agricola questi prodotti potrebbero essere brandizzati, i produttori aiutati con sussidi per i trasporti aiuti per trovare mercati, la comunità internazionale, come forma d’aiuto alla ricostruzione, potrebbe praticare tariffe d’importazioni competitive.

Un aiuto strutturale sarebbe investire, in modo efficacie e non come fatto nel passato, nei villaggi favorendo il credito ai contadini, cooperative di produzione per favorire economie di scala, finanziare i giovani per l’artigianato ma, anche, per tutte le attività collegate all’information technology e al turismo (per adesso concentrato solo in poche aree privilegiate e ricche come quelle intorno all’Annapurna e all’Everest, che raccolgono l’80% dei trekkers e scalatori.

Insomma ci sarebbe molto da fare per investire il denaro che arriverà, e sarà compito dei donatori controllare e aiutare il governo a fare gli investimenti giusti per risultati strutturali. L’esperienza improduttiva dei passati decenni (euro 1 miliardo annui d’aiuti) si spera che induca a spezzare il circolo vizioso fra fancazzismo e inefficienza dell’industria dell’assistenza e corruzione e inadempienze delle istituzioni nepalesi.

Poi, ogni tanto a sorpresa salta fuori qualche business come quello dei semi della boddhicita, che stà facendo arricchire (relativamente) diversi contadini tamang.

La pianta è considerata sacra dai buddhisti e produce semi usati per fare rosari da 108 semi (jaap malla), da sempre usati ma diventati di gran moda nella nuova Cina e comprati dai tanti cinesi che sono arrivati, negli ultimi anni, a Kathmandu. Un seme è venduto a circa euro 2 e una pianta ne produce 8-10.000 all’anno, quelli rari a più faccie possono valere anche 20 euro. I guadagni raggiungono fra i euro 30-40 mila all’anno per chi possiede una decina di piante. Somma incredibile per un contadino delle colline.

Nel buddhismo, ognuno di noi ha dentro di sé il seme dell’illuminazione (booddhicita, innata compassione), basta esserne cosapevoli per raggiungerla.

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8 risposte a “Tanti soldi promessi, speriamo per i nepalesi

  1. Land fragmented by earthquake rice plantation in perils
    About rice During the conference, a preliminary estimate of the Agriculture Development Ministry was presented revealing that while the demand for rice grains stood at 3.2 million 32 thousand metric tonnes in the fiscal year 2071/72 at least 2.5 million 55 thousand metric tonnes were imported with the country facing deficiency of another 677 thousand metric tonnes.
    Of the 55 per cent of the total land irrigated in Nepal is being used for plantation of 62 different types of paddy developed by the Agricultural Research Council. – From the press

  2. #Nepal activists burn the draft constitution protesting the gender and minority unequal calluses.

  3. A new formula – nawanirman (reconstruction) has entered into usage among politicians in a Gujrati fashion of 1974 to express commitment. However, their commitments to nawanirman are bogus as they spend their entire time for power centric political purposes in the name of constitution writing. Owners of big corporate houses and international humanitarian agencies are other groups that have followed the bandwagon in giving words for reconstruction without concrete plan of action. Government should ensure they were not merely words.

  4. What will they receive without citizenship? Over 1 million people in 14 earthquake affected districts don’t have it. Problems for getting relief money

  5. KATHMANDU, July 1: Ministry of Health and Population (MoHP) has said it will build all health facilities damaged or destroyed during the earthquake using prefab technology. Officials at the MoHP informed that the ministry has already reached an agreement with donor agencies to build 400 prefab health facilities.
    Over 700 health facilities, including a few district hospitals and over 450 health posts suffered some kind of damage.

  6. Aid could create problem as decided below
    While farmers in remote areas will need help with food for the medium term, many living near roads who have paddy seeds are not planting them this season because there is so much free rice being doled out.

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