I Tamang di Kavre

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I Tamang sono sparsi in tutti i distretti piu  colpiti dal terremoto:  Nuwakot, Dolakha, Sindhupalchok , Kavre. Sono l’etnia dominante nel Langtang e nell’Helambu, dove i loro sciamani, oggi fra le rovine, celebreranno la luna piena di agosto, al lago di Gosainkund.
Sono uno dei gruppi etnici più numerosi, concentrati nel Nepal centrale e anche, storicamente, fra i più sfigati. La percentuale di migrazione, povertà e criminalità e fra le più alte fra tutte le etnie. In un ultimo survey sulla scolarità risulta che il 47% dei tamang ha concluso solo le scuole primarie. La sua storia raccontata da Salam, in un post, è esemplare.
Già nel 1922, uno dei pochi studiosi tamang (Parshuram Tamang ) scriveva: During the Rana years, Tamangs were used as menial labour by the rulers and the courtier class—as construction labour for the durbars, for cutting trails, portering, carrying palanquins, running mail, delivering forest-based products, weaving baskets and trays, keeping palaces clean, maintaining the indoors, doing gardening, providing agricultural labour, keeping herds, making lokta paper, holding umbrellas, maintaining hookahs, carrying goods, and serving as surrogate mothers for high-born offspring.” erano, inoltre, obbligati a fornire allo stato 25 giorni di lavoro gratuito. Il solo lavoro governativo concesso era il pipa, cioè portatore, manovale o inserviente. Furono loro a portare a spalle le prime macchine per i ricchi di Kathmandu. Con queste premesse storiche, i tamang sono ancor oggi messi male, specie quelli fuori dai circuiti di trekking, come appunto quelli del Timal e del distretto di Kavre, in genere.
Nel Timal (Thimal) abbiamo lavorato per anni costruendo scuole, asili, mobilitando le comunità per elettrificare la regione.
E’ stato un gran piacere fuggire dal caos e dall’inquinamento di Kathmandu per vivere a Thulo Parsel, Chapakori, Narayansthan, Meche, alcuni dei villaggi della zona.
Non c’era elettricità, acqua corrente e le case sono tutte in argilla e pietre, a due piani con il focolare separato. Qualche Gompa e chorten essenziali ricordano le loro tradizione buddhiste, come il saluto lhasso (gli dei siano con te) l’origine tibetana della loro lingua.
Per raggiungere il Timal bisogna superare Dhulikel (poco più di un ora da Kathmandu) e salire per strade sterrate fino a Narayanstahn Chapakori e Meche allungate sul crinale della collina o Thulo, Bolde posate sulle pendici della stessa collina.

Il Distretto è quello di Kavre e , qui, siamo nel lembo più orientale e dimenticato. Thulo parsel, Bolde Pediche, Meche e altri villaggi, appesi sulle colline terrazzate o allungati sulle creste.
I Tamang, portatori e agricoltori, sono l’etnia dominante ma comunità di Dalit sono presenti, in gruppi di case isolate in tutti i villaggi.
Sotto l’alta collina su cui sono posati i villaggi scorre il Sun Kosi, il fiume che secondo la leggenda portava polvere d’oro dal Tibet. Intorno al fiume pascolano i bufali, nelle uniche zone pianeggianti. Nelle spiagge di sabbia bianca, ogni tanto, compare qualche pescatore che riesce a beccare rari pesciolini, poi fritti insieme alla polenta (dido), unico cibo locale.
Sono colline che salgono fino alla lontana Himalaya, visibile solo dai villaggi più alti; compare il gruppo del Ganesh Himal fra cui spuntano le cime del Gauriskankar, Langtang, Dorje Lapka.
Non c’è altro, se non tanti bambini che giocano fra le case sparse fra le terrazze di mais, arate con vecchissimi strumenti, qualche povero Gompa buddhista che ospita le funzioni e le preghiere della fede timidamente praticata. Pochi i giovani che preferiscono cercare fortuna a Kathmandu. Durante la stagione autunnale, quando i campi devono attendere, anche tante famiglie si spostano nella capitale, donne bambini compresi, per lavorare nelle fabbriche di mattoni intorno a Bakthapur. Un tempo, quando tutto era meno organizzato, gli uomini facevano i portatori, le guide e i cuochi nei trekking. Saila, Salam, Dhanbadhur sono nomi per me famigliari perché con queste persone abbiamo camminato per giorni, scherzato e faticato per tutto il Nepal.
Persone gentili, ospitali e curiose con cui è piacevole parlare e lavorare. Quando costruivamo una scuola o incontravamo le comunità per spiegare e condividere un progetto si sentiva crescere una speranza e la volontà, comune, di concretizzarla. Questo entusiamo e partecipazione di contadini e manovali si trasmetteva anche ai cittadini di Kathmandu: i medici (per visitare e distribuire medicine), i docenti universitari (per aumentare le capacità di gestione di insegnanti e Comitati Scolastici), i funzionari della NEA (per costituire la cooperativa che porterà l’elettricità nella regione).

Per queste esperienze e rapporti consiglio a  chi vuole vedere un Nepal diverso, questo trekking fra i  villaggi, che può essere un alternativa interessante e un modo per portare risorse a un area remota e povera.
I trekking tradizionali sono diventati, pur nella estrema bellezza della natura, quasi dei villaggi turistici. La strada che nell’Annapurna arriva a Jomosom annulla il fascino della conquista e completa le troppe comodità fornite dalle lodges a 5 stelle lungo il percorso. Identico il discorso dell’area dell’Everest sempre affollata e dove ormai la montagna (un tempo sacra) è una posto per guiness e marketing.
Ed è da queste persone che è nato il progetto Takecare1 village Nepal, per dare adesso il necessario per affrontare il monsone è poi, con l’aiuto di tutti, proseguire le attività della loro ONG Sahakarya Ra Bikas per offrire qualche opportunità.

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Una risposta a “I Tamang di Kavre

  1. The Tamangs are the largest ethnic groups in eight of the 14 worst-affected districts. Even in the other six districts, the Tamang population is significantly high.
    The death toll from the 25 April earthquake and its 12 May aftershock has been put at 8,844 by now, with 3,012 of them members of the Tamang community. More than half the people killed were in Sindhupalchok district northeast of Kathmandu, which has a high concentration of Tamangs. As many as 1,385 Tamangs died in Sindhupalchok.

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