Nepal, un laboratorio di casini

Kasthmandap, kathmandu

Certo, il Nepal è un paese che negli ultimi 20 anni ne ha passate di tutte. Un laboratorio di casini. La guerriglia maoista (unici al mondo), la strage di un intera famiglia reale, la dittatura monarchica, la proclamazione della Repubblica,  il varo (ancora incompiuto) di una nuova costituzione, e infine, il terremoto. Insomma, non si è fatto mancare niente.In un contesto economico generale non certo brillante.
Con questo pregresso è sorprendente che il paese sia cresciuto e abbia retto, socialmente e politicamente. È un pò come la Kathmandu terremotata, in cui i danni non si vedono quasi, sparsi fra costruzioni e strade già, originariamente, dissestate.
Adesso, un pò dimenticati i villaggi (da governo, opinione pubblica e industria dell’assistenza) in cui vi sono stati la maggior parte dei danni del terremoto; tutto si concentra sulle consultazioni popolari (via web e con assemblee pubbliche) sulla proposta avanzata dai maggiori partiti per la nuova costituzione.
Dappertutto, anche in posti sperduti, sono arrivate copie del draft e, ovviamente, tutti dicono la loro. Non solo parlano ma, ogni tanto, volano pietre e botte. Anche qui un processo decisionale da laboratorio dove, l’Assemblea Costituente invece di decidere e, magari, poi sottoporre a referendum la nuova costituzione, si affida a un dibattito popolare. Quindi ci sono i Mahadesi del Terai che vogliono più autonomia, gli integralisti hindu che chiedono uno stato religioso, gli ex monarchici che rivogliono il re, chi chiede che i posti di lavoro siano assicurati nel testo, e via discorrendo.
A Kavre non vogliono la mucca (hinduista)come simbolo nazionale ma il rinoceronte, in altri distretti si chiede che tutti i futuri deputati siano almeno laureati.
In teoria questa discussione giungerà a una sintesi nei prossimi giorni, dopo sette anni di altrettante parole dei parlamentari. Ragionevolmente sembra emergere, riguardo ai punti più importanti, proposte legate al buon senso. Non esagerare con le province con il rischio di dividere il paese è aumentare i centri di spesa e corruzione (vedi Italia con le regioni), diminuire il numero degli eletti, definire l’ottenimento della cittadinanza anche tramite registrazione anche da parte della madre (adesso solo un parente maschio poteva), elezione diretta del capo dell esecutivo per limitare l’instabilità politica (grande problema da sempre del Nepal).
Ieri a Basantapur, durante un dibattito, sono volati schiaffoni ed è intervenuta la polizia. Oggi sotto l’acqua i dibattiti sono più tranquilli.
La Piazza dei templi, il centro storico di Kathmandu, deturpata dal terremoto, limitata dalle zone pericolanti è, forse (insieme ai villaggi distrutti di Sankhu e Bungamati), un area di tristezza. Per il resto la città,  come sempre, vive nel suo vitale casino. La foto è  ciò che resta del Kasthmandap. image

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4 risposte a “Nepal, un laboratorio di casini

  1. …uh…la solita confusione Nepalese…supereranno anche questa…ne sono sicuro…il Kasthmandap…giuro!!!…mi viene da piangere…risorgerà…come tutto il Nepal…dai suoi casini…dalle sue ceneri…Namastè Enrico…

  2. Nepal’s urban poor are expected to have swollen to 15 percent of the urban population as of the last fiscal year. Sluggish development of urban infrastructure, poor urban environment and slow improvement in non-farm employment have been blamed for the growing number of poor people in the cities, says Economic Survey 2014-15.

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