Gadhimai: dea madre, sacrifici, gran bevute

gadhimai
Il Trust che comanda tempio e festone del Gadhimai si e’ riunito in pompa magna cercando di mediare fra chi contesta i sacrifici animali da mezzo mondo e i fedeli che giungono dall’intero sub-continente per farli e dare al Trust fior di donazioni.
Per adesso non sembra che il sacrificio di migliaia di animali si fermi.

Così scrivevo nel 2009, raccontando l’evento che si ripete ogni 5 anni a Novembre.
Intanto nel piccolo villaggio di  Bariyarpur (Terai) stanno giungendo centinaia di migliaia di pellegrini per celebrare il  Gadhimai Mela, uno dei più importanti festival dell’India del nord (e Terai nepalese). che si tiene nel piccolo villaggio ogni  cinque anni. Qualcuno è già morto per aver bevuto come un matto, tradizione della festa, liquori contraffatti.

La zona è già nota per le apparizioni del Buddha Ragazzo e perché sarà il punto d’arrivo della prima strada a quattro corsie che dovrebbe congiungere la Valle di Kathmandu al Terai e India (finanziamenti permettendo). Intorno al villaggio,  piane foreste spelacchiate, qualche coltivazione di riso, mais, fiori gialli di sesamo, tanti bufali gobbuti e povertà. Non distante il confine indiano, la città ponte di Hetauda, grandi traffici e contrabbandi.  Le poche fabbriche del Nepal (chimica, juta, cotone) sono sull’orlo del fallimento o già chiuse come la Palmolive-Colgate e la Everest Polymers. Il distretto industriale ha perso il 45% della produzione (e dei posti di lavoro) a causa della crisi internazionale e dell’assenza di una politica economica del governo.  Qualche anno fa, si tenne una delle rare manifestazioni sindacali (proprio per una chiusura di una fabbrica) che finì con qualche morto fra gli operai.

Questo posto è, da qualche tempo, al centro dell’attenzione della stampa internazionale (specie indiana) per il gran festone del Gadhimai, una tradizione che va avanti da oltre 200 anni. Durante la festa verranno sacrificati oltre 500.000 animali (fra cui 60.000 bufali), importati illegalmente dall’India senza controlli sanitari e doganali). Non è una novità nella tradizione hindu dove la venerazione alle divinità “energetiche” Shiva, Shakty, Kali, Durga, Devi è sempre accompagnata da sangue e morte. Gadhimai, dal volto nero e spettrale e dai grandi occhi bianchi, è una delle molti potenti emanazione dell’Energia Primordiale, Femminile e Generatrice. E’ la Madre Terra cui si deve (come in molte altre civiltà, compresa la nostra idealmente) manetenere viva la Forza offrendo sangue ed energia umana o animale (la Vita). In cambio, l’Umano, ha benefici generali (raccolti, protezione vita) e particolari (figli, mariti, potenza nel mondano, salute). Questo racconta la gente che ogni martedì e sabato sgozza polli e caproni fra gli alberi cupi di Dakshinkali (sui margini meridionali della Valle di Kathmandu), nelle migliaia di templi di Durga durante il Dashain, o sulle rive dei fiumi sacri, come al grande tempio di Kali a Calcutta. Da tempo immemorabile, questo raccontano i sacerdoti nei milioni di villaggi hinduisti del subcontinente e su questo vivono.

Le stesse speranze spingono centinaia di migliaia alla pagoda di Bariyarpur a fine novembre da oltre 200 anni, quando ancora qui governava la dinastia dei Kiranti (11-14 secolo) e Bara era parte del potente regno Mithila. Addirittura, si racconta, che il famoso tempio di Taleju a Kathmandu sia una replica di quello dedicato a Gadhimai e che la stesso culto della Kumari (la Dea Bambina, emanazione di Durga) venga da qui. I sovrani di Kathmandu scendevano nel Terai durante la festa e così fece anche l’ex re Gyanendra che oggi si è pentito e ha richiesto, insieme a animalisti, intellettuali, il Buddha Tamang , Brigitte Bardot, monaci buddhisti,  al governo nepalese (che se ne è impippato) l’abolizione della festa. Un corteo è sfilato nei giorni scorsi a Bara chiedendo di sostituire i sacrifici animali con offerte di frutta e vegetali (quello che fanno buddhisti e vishnuisti).

Si era mossa anche Maneka Gandhi (da sempre ambientalista) vedova del discusso Sanjay Gandhi e pecora nera della potente famiglia con un bello ma fragile articolo. Fragile perché le sue argomentazioni non toccano  i contadini, operai, disoccupati (il proletariato del subcontinente), che non potendo comprare i biglietti della lotteria si affida alla tradizione per continuare a sperare di migliorare le proprie condizioni o di re-incarnarsi in un ricco possidente. Scrive giustamente Maneka del business che sta dietro a tutto questo , (come ad ogni espressione rituale delle religioni), dei venditori di alcol (che s’arricchiscono durante le feste), degli onnipresenti prestasoldi che anticipano le spese dei sacrifici, dell’import ed export di animali, pellami, carne (ciò che resta dei sacrifici), e di sacerdoti che s’ingrassano a Bara come nei villaggi. Addirittua c’è un sito (non funzionante) sulla festa. Questa è ancora l’India, del resto cosa dovrebbero dire i milioni di tacchini uccisi (più o meno nella stessa data) al Thanksgiving nella civilizzata America.

Gli appelli degli intellettuali indiani per sospendere la festa non hanno avuto successo sul governo nepalese, almeno per adesso. Il Buddha ragazzo, Ram Bahadur Bamjan, ha promesso di essere lì durante la festa per impedire le uccisioni. Il gran sacerdote del tempio di Gadhimai, il brahmino Mangal Chaudhari ha assicurato che, progressivamente, il numero di animali sacrificati diminuirà, la polizia ha aumentato il numero di uomini impegnati per evitare che, alle tradizionali botte fra i festeggianti, qualcuno non se la prenda con i contestatori.

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2 risposte a “Gadhimai: dea madre, sacrifici, gran bevute

  1. Devout Hindus could be requested not to offer animal sacrifice to the goddess, but they could not be forced not to do so – nor [could] the tradition be banned or stopped completely,” he told the BBC dell’area the Chief Priest of Gadhimai Trust

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