Nepal: nuovo primo ministro, vecchi problemi

contadino kavre nepal

Sono ormai quasi 50 giorni che il Nepal ha le frontiere bloccate. Da una parte i protestari Madhesi e dall’altra l’India che li appoggia in modo non ufficiale. In mezzo centinaia di camionisti che a singhiozzo riescano a passare dopo giorni di attesa, rischiando anche le botte una volta entrati in Nepal.

Il risultato è che 2000 fabbriche del Terai rischiano la chiusura, le scuole non funzionano, a Kathmandu e in quasi tutto il Nepal manca la benzina, il gas per cucinare e le medicine.

In un paese in cui, di norma, l’energia elettrica manca dalle 6 alle 16 ore al giorno (nei periodi secchi) possiamo immaginare la difficoltà di lavorare e di vivere senza generatori. Si paga la dipendenza dall’India e dai trasporti su strada, l’assenza di pipeline che portano la benzina, l’abituale mancanza di programmazione.

Fra pochi giorni inizia il Dashain (forse verrà distribuita un po’ di benzina ai privati), è la festa del consumo e del ritorno ai villaggi. I pochi bus che circolano sono strapieni, la gente sui tetti come 30 anni fà; la benzina al mercato nero che costa 6-7 euro al litro; la gente in coda per dieci ore dai benzinai; si mette in posizione la moto, si va a dormire, sperando di ritrovare moto e posto.

Nel Terai, adesso più pacifiche, non si fermano le proteste. In altre parti del paese si bruciano le bandiere indiane e i ritratti del premier Modi. A Kathmandu si manifesta perché siano riconosciuti dal governo indifferente le richieste dei Madhesi o, come qualcuno li chiama con un po’ di disprezzo, dei Bihari (più indiani che nepalesi), quelli del dhoti arrotolato fra le gambe.

Il nuovo primo ministro KP Oli, il brahmino di Jhapa (nelle prime colline del Nepal orientale) prende in mano, come annunciato da mesi, il governo di un paese in continua emergenza. E’ un uomo di potere, che appartiene al forte partito UML (l’originario partito comunista del Nepal-unione marxista leninista), che ormai da decenni si spartisce cariche, prebende e corruzione con il Congresso e dal 2006 anche con i Maoisti.

Un sistema di potere saldo malgrado insulti reciproci come quando il leader maoista definì Oli, un ritardato mentale. Adesso lo ha votato . Negli anni ’60 era un rivoluzionario duro e puro, guidava sanguinose rivolte d contadini, fu arrestato per 14 anni. Quando uscì di prigione nel 1990 con la prima democrazia parlamentare iniziò la scalata del suo partito , frequentò le stanze del potere e divenne un uomo di sistema, come accadde ai maoisti in anni più recenti.

Eletto con 338 voti contro i 249 del suo rivale l’ex PM Koirala del Congresso, si trova a capo di una coalizione nominalmente di sinistra ma con l’appoggio del partito di destra e monarchico RPP. Insomma non l’aspetta un periodo facile.

Il primo impegno sarà di capire, smorzare ed accettare le proteste del sud del Nepal, 40% della popolazione, gran parte della produzione agricola e industriale è concentrata nel Terai. L’India dovrà dialogare, non può, dal punto di vista legale ed economico continuare a tenere una mano sul gargarozzo (le frontiere del Nepal). Ma il governo nepalese non può neanche solo accusare l’India senza negoziare con i propri cittadini.

I Madhesi, Tharu sono da due mesi in sciopero, 46 persone sono morte negli scontri, molti sono andati in India. Ci sono stati, come sempre eccessi da ambo le parti, ora, fortunatamente le proteste sembrano essere più pacifiche. Il 1 ottobre una gigantesca catena umana lunga centinaia di chilometri, poi manifestazione di massa nelle importanti città di confine di Nepalgunj e Biratnagar, sit in ai posti di frontiera.. Non sono solo gli attivisti dei partiti madhesi sconfitti alle ultime elezioni ma un movimento di massa.

Vogliono alcune cose semplici, partendo da decenni di oblio delle loro esigenze e di accesso limitato nell’amministrazione pubblica: due province una da Jhapa a Parsa e un’altra da Chitwan a Mahendranagar; la revisione della legge elettorale solo 65 seggi per il Terai che raccoglie circa il 40% della popolazione; contro i 100 previsti per gli abitanti delle colline. Kathmandu non è stata in grado d’ascoltarli, la classe dirigente era troppo presa dalla nuova costituzione (in cui si dividevano anche i futuri poteri fra i partiti) e dalla formazione del nuovo governo.

Insieme ai problemi sollevati dalla gente del Terai, i politici nepalesi hanno dimenticato anche i poveri abitanti delle colline terremotate, l’Agenzia per la Ricostruzione sembra svanita così come piani, progetti e fondi per la ricostruzione.

Malgrado tutto, la gente si organizza per le feste, si comprano regali, si discute di Kathmandu bici-friendly, di macchine elettriche, insomma , come sempre, qua si convive in relativa serenità con tutti i casini.

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Una risposta a “Nepal: nuovo primo ministro, vecchi problemi

  1. Caro Enrico
    C’è da sottolineare l’assoluta assenza delle organizzazioni umanitarie on questa crisi umanitaria epolitica

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