Nepal, guardare a sud

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Sono arrivati, dopo viaggi avventurosi, i primi tankers di benzina a Kathmandu accolti con ghirlande di fiori. È stato siglato un nuovo accordo commerciale con la Cina, tante persone in città pensano che i cinesi possano addirittura fare pressioni, minacciare, intervenire per porre fine al blocco che sta mettendo in ginocchio il paese e rendendo impossibile la ricostruzione delle zone terremotate. Fra poco le feste del Tihar, quest’anno con poche luci e acquisti. Poi i bambini torneranno a scuola, migliaia ancora nelle classi provvisorie fatte di teloni e legno, perché senza materiali importati e trasporti è stato impossibile riabilitare le scuole nei villaggi più lontani, come quelli del Timal seguiti da Takecare Nepal.
Certo è giusto cercare di controbilanciare politicamente e commercialmente l’India, cosa del resto sempre fatta dai governanti nepalesi, ma la geografia non si cambia.
Parlo con Santosh, giovane giornalista, che mi dice che l euforia per le forniture cinesi finirà presto, bisogna guardare a sud e risolvere le dispute con i partiti Madhesi e l’India.
Le strade verso nord sono messe male perché si arrampicano fra le montagne. Quella che porta al confine di Kyrong, fra poco, sarà chiusa per la neve; quella di Kodari è messa male per il terremoto e sottoposta a continue frane e blocchi. Le forniture dalla Cina, mi dice, non possono sostituire quelle con l’India.
Bisogna discutere con i partiti Madhesi, gli scontri e i morti di lunedì a Birgunj hanno bloccato il dialogo ed erano da evitare. Il partito  Madhesi Morcha ha proffitato dei disordini e del morto indiano per giustificare nuovi blocchi e rafforzare il sostegno indiano. Le elezioni nel vicino Bihar hanno favorito la demagogia nazionalista dei politici indiani.
Per Santosh il governo deve chiedere scusa per le vittime e le violenze, come primo passo per riprendere il dialogo. Deve essere anche chiaro e dichiarare che alcune richieste dei Madhesi non possono essere soddisfatte, perché ciò creerebbe proteste e violenze da parte di altre popolazioni del Terai. La richiesta di allargare ad est (verso Jhapa, Moran e Sunsari) e ad ovest (Kailali e Kanchapur) le province disegnate dalla costituzione potrebbe ad altri problemi.
Il Morcha è un alleanza di quattro partiti  che, in base ai risultati delle ultime elezioni, rappresenta solo il 4% delle popolazioni di quelle aree che vorrebbero incorporare nelle due province in cui è stato diviso il Terai centrale  (e in cui il Morcha è  sono maggioranza relativa).
Su altre questioni, cittadinanza, rappresentanza,  quote negli impieghi pubblici, è possibile trovare un punto d incontro, conclude, Santosh ma serve responsabilità, poca demagogia e tanta lungimiranza. Prima di tutto bisogna fermare la violenza da parte dello stato e dei dimostranti.

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