La politica in Nepal

aprile2006

E’ faticoso scrivere dei partiti politici, specie quando, hanno provato di essere formati da incompetenti e/o corrotti, avulsi o distanziati dal mondo reale. Continuamente scossi da  lotte di potere personali, di gruppo, d’etnie che provocano continue scissioni e riunificazioni, discussioni inconcludenti, clientele e danni al paese. Non voglio parlare dell’Italia ma del Nepal come qualche amico mi ha chiesto, per spiegare come si dipana la vita politica nepalese e cercare di capire le ragioni che hanno provocato l’attuale stallo del paese. Oltre India e Madhesi, la causa sta proprio nella classe dirigente, incapace di agire, programmare nel medio periodo, decidere, cercando di accontentare tutti  e mantenere potere e prebende. Insomma una storia noiosa in questo post, simili ai polpettoni dei telegiornali e giornali italiani.

Tutto rinizia nel 2006.  Dopo 10 anni di guerra civile,  un anno di monarchia assoluta, una rivoluzione (2006 Loktranta Andolan)  viene eletto un parlamento provvisorio incaricato di creare le norme per una repubblica federale (Re Gyanendra aveva abdicato nel dicembre 2007, prima che una sommossa popolare lo levasse di torno ). Tanti, comprese le Nazioni Unite, avevano puntato sui maoisti pensando che creassero un Naya Nepal (nuovo Nepal), diverso dal decennio precedente, fatto di corruzione e instabilità. Pochi si resero conto (come poi i fatti dimostrarono) che i leader maoisti volevano solo il potere, in forme identiche rispetto ai politici tradizionali, con i quali, poi, lo spartirono. In più, la guerra civile, ha introdotto in Nepal un metodo politico violento che è quello attuato, oggi, dai Madhesi con scioperi forzati, attacchi ai posti di polizia, e agli oppositori, a cui lo stato reagisce come allora con altrettanta violenza a scapito, spesso, di innocenti.

Nell’aprile 2008 le prime elezioni per l’ Assemblea Costituente, con tante speranze e partecipazione: donne, gruppi marginali, poveri speravano nelle promesse fatte dai maoisti durante il conflitto.

I lavori per scrivere la nuova costituzione dovevano durare due anni; sono finiti nello scorso novembre. Oltre 10 governi hanno cercato di dirigere il paese, generando solo una immensa perdita di fiducia e speranze nella classe politica. In gran parte formata dagli stessi che governarono il paese  dal  1990 quando la prima Andolan (rivoluzione), impose alla  monarchia paternalista di Re Birendra (poi  ucciso nel massacro reale del 2001) un sistema multipartitico.  Allora, nel boom economico e immobiliare, i partiti tradizionali misero in piedi un sistema instabile di potere, corruzione e clientele.

La rivolta maoista (1996-2006, oltre 10mila morti, in gran parte contadini innocenti) mosse i marginali dei villaggi (studenti, insegnanti in gran parte) con la speranza di cambiare il paese. Per fermarla e con una classe politica divisa (11 governi in 10 anni dal 1991 al 2002),  Re Gyanendra dissolse il Parlamento (Sansad) con la scusa di essere incapace di gestire la rivolta maoista, nominandosi da solo i primi ministri (fra cui Sher Bahadur Deuba ancor oggi uno dei leader della destra del Congresso, condannato a due anni per corruzione) , fino alla legge marziale del 2005 e alla successiva rivoluzione.

L’Assemblea Costituente eletta sulla spinta dell’entusiasmo per la seconda rivoluzione del 2006 è ancora in funzione. Formata da 601 parlamentari (di cui 26 nominati) eletti con un sistema elettorale misto (e incasinato): 335 con il sistema proporzionale con liste chiuse e 240 con il sistema inglese in circoscrizioni. L’ultime elezioni si tennero nel novembre 2013.

La nuova costituzione del novembre 2015 ha mantenuto questo sistema elettorale misto, riducendo solo il numero dei  parlamentari eletti con il sistema proporzionale (dal 58 al 45%) ed è questa una delle maggiori contestazioni da parte dei partiti Madhesi e di altri gruppi etnici minoritari che vedono diminuire la loro rappresentanza potenziale. Anche la divisone prevista in 7 province federali ( e relative circoscrizioni elettorali) è criticata per gli scarsi poteri concessi ai nuovi enti e per la loro delimitazione territoriale che diluisce, accorpando aree di pianura (Madhes) e colline (Pahari), la maggioranza in certe aree dei primi.

Fino alle prossime elezioni del nuovo parlamento il Nepal è stato governato in forme alterne, insieme e separati dai tre maggiori partiti, con l’appoggio di parte dei partiti Madhesi e l’anda e  rianda dei partiti minori (movimento determinato dai posti offerti).

Nel corso degli anni tutti i partiti hanno avuto scissioni. I Maoisti, Unified Communist Party of Nepal (Maoist) vincitori delle prime elezioni hanno preso una bastonata colossale nelle ultime del (2013) passando da 229 a 80 seggi. I due leader storici (e un tempo amiconi) Pushpa Kamal Dahal e il l morbido Bhattarai sono stati primi ministri in governi di coalizione, dimostrando (visto i risultati elettorali) la loro inadeguatezza rispetto alle grandi promesse fatte durante il conflitto. Non hanno cambiato il mondo, come dicevano ai contadini delle colline, ma il mondo (inteso come sistema politico-affaristico) ha cambiato i due ex rivoluzionari, arricchendoli non poco.

La disaffezione verso un movimento che ha tradito ideali e  speranze si è manifestata anche con la scissione del  duro e puro Mohan Baidya, che ha formato un suo partitino a sinistra dei maoisti, con talmente poco successo che ora è in fase di rientro. Negli ultimi mesi si è consumato anche l’abbandono del vice leader Bhattarai che sta formando un nuovo partito, nelle intenzioni moderno, collegato ala “società civile” che si chiamerà Naya Shakty (nuovo potere).

La sconfitta dei maoisti alle ultime elezioni ha favorito il vecchio e tranquillo partito del Congresso, un carrozzone clientelare simile a quello indiano. Ha ottenuto la maggioranza relativa con 196 seggi (81 in più delle prime elezioni). Con la scomparsa dell’ anziano manovratore Koirala, non è emersa una nuova leadership. I dirigenti sono rimasti gli stessi che stanno governando il Nepal dal 1989 (tranne il breve periodo di monarchia assoluta). All’interno del Congresso (unico immune da grosse scissioni) convivono correnti e gruppi di potere che assomigliano a veri e propri partiti e condizionano nomine e attività del governo. Ora è escluso dalla maggioranza ma già si pensa di farlo rientrare. Il sistema non può permettersi di avere un sodale non remunerato.

Altro vincitore e attuale espressione del Primo Ministro e del capo dello stato (la signora Bidhya Devi Bhandari) è il Communist Party of Nepal (Unified Marxist–Leninist) detto UML. Di comunista ha solo il nome e la bandiera ancora con la falce e il martello. Per il resto non si discosta molto come pratiche politiche dal Congresso.

Alla sinistra dell’UML ci sono una serie di partitini comunisti o simili nati da scissioni negli ultimi anni: Communist Party of Nepal (United) (3 seggi); Communist Party of Nepal (Marxist–Leninist) (2002)5 seggi; e locali come il Rastriya Janamorcha (3 seggi) e il Nepal Workers Peasants Party con 4 seggi raccolti, storicamente, a Bakthapur.

Rilevante è la galassia dei partiti Madhesi (Madhesi Jana Adhikar Forum, Nepal (Loktantrik) che è passato da 4 a 14 seggi e ha raccolti altri 5 seggi dopo la fusione con il Socialist Front diventando il 5° partito nell’Assemblea;  Madhesi Jana Adhikar Forum, Nepal che ha perso 44 seggi mantenendone solo 10; Tarai-Madhesh Loktantrik Party (TMLP) che ha 10 seggi perdendone 10 (partito di centro sinistra formato da fuoriusciti del Congresso); il nuovo Madhes Sadbhavana Party che raggranellò 3 seggi fuoriuscita dal  Nepal Sadbhawana Party (scisso e riunito) che ha raccolto 6 seggi (questi due partiti sono considerati di destra, monarchici e hindu), questi ultimi tre partiti hanno formato il United Democratic Madhesi Front (UDMF), attore negli attuali casini del Terai; infine a difendere l’etnie Tharu delle pianure vi è Tharuhat Tarai Party Nepal con due seggi.

A destra lo storico Rastriya Prajatantra Party Nepal (in forte crescita nelle ultime elezioni passando da 4 a 24 seggi) e il partito gemello (nato da una scissione) del Rastriya Janashakti Party (passato da 8 a 13 seggi).

Questi partiti rappresentano i settori più tradizionalisti del Nepal (anche tanti contadini), quelli che hanno in casa il ritratto del vecchio Re Birendra e pensano che la monarchia possa essere una soluzione alla costante instabilità; la destra raccoglie gli hinduisti tradizionalisti che manifestavano per inserire nella nuova costituzione (come in quella passata) il concetto di stato basato sul Dharma.

Il leader del  RPP Nepal, Kamal Thapa è stato ministro degli interni nel 2005-6 durante il governo assoluto e lo stato d’emergenza sotto re Gyanendra;  arrestato e rilasciato dopo la rivoluzione è dventato,  oggi, ministro degli esteri e vice primo ministro del governo a maggioranza comunista e maoista del premier Oli.

Ci sono poi un’altra decina di partiti, locali, personali con 1 seggio a testa che si muovono in base alle offerte dei partiti maggiori.

L’attuale governo presieduto da Khadga Prasad Oli (UML), nel passato dipinto dai maoisti (suoi attuali alleati) come un demente,  conta al suo interno il leader del Madhesi Rights Forum, Democratic, Bijaya Gachchedar (vice primo ministro e ministro degli interni, di provenienza Congresso).

Il governo Oli è un jumbo government, per l’elevato numero di ministri e sotto ministri (26). Ci sono solo due donne, il 50% sono brahmini (bahun) pur rappresentando solo il 6% della popolazione. La composizione stride con l’art.76.9 della nuova costituzione che prescrive “an inclusive composition”  e il numero dei membri (massimo 25).

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5 risposte a “La politica in Nepal

  1. Che dire, poi uno pensa che sia difficile descrivere la situazione della politica italiana! 🙂

    Grazie per questo affresco particolareggiato, mettere insieme queste informazioni da articoli e commenti internazionali sarebbe stato molto difficile.

    Ti segnalo tre typos:
    ambiare –> cambiare
    contadni –> contadini
    dventato –> diventato

  2. Dear Enrico
    Senior leaders of the major political parties used the need to focus on post-earthquake reconstruction to justify fast-tracking the constitution writing process, which meant cancelling all debate in the Constituent Assembly, ignoring social dissent, and restricting decisions to a few politicians. So far, the government has made no progress on reconstruction planning or programing and the National Reconstruction Authority is largely toothless. Though delays in reconstruction have not yet led to social tensions, patience may run out in the absence of state-led efforts to spend the $4.2 billion pledged by international actors.

  3. Chief Executive Officer of the National Reconstruction Authority (NRA) Sushil Gyewali has said that it will take more than four months for the task of reconstruction and rehabilitation to begin in earnest at ground level.

  4. The East-West Highway normal after many months of agitation.
    Passengers feel secure, bus operators are hopeful.

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