Nepal: 3 punti…da una sedia a rotelle

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Fra poco, a un anno dal terremoto, scenderanno a Kathmandu centinaia di giornalisti, tutti a scrivere le stesse cose: la ricostruzione non partita, la gente che vive nelle tende e nei rifugi di fortuna (ancora per almeno un monsone), I monumenti ancora a pezzi, le lotte fra i partiti (a livello nazionale e locale) che sono le cause di questo ritardo.

Tutto vero. In alcuni distretti la gente ha rifiutato gli aiuti dl governo, contestando i criteri, in altri è arrivato poco ma solo agli amici dei potenti locali. In genere gli euro 1.500 promessi per iniziare a ricostrire le case non sono arrivati, cosi come le norme sui criteri antisismici per ricostruirle. Chi ha fatto da solo rischia di beccarsi sanzioni. Abbiamo scritto in altri post che il paese è fermo e non è neanche tornata alla normalità la distribuzione di benzina e altri beni dopo il blocco delle frontiere. Si è creato un ricco mercato nero che continua a resistere e, forse, a contare su una ripresa delle tensioni ai confine.

In tutto questo  i giornalisti paracudati a Kathmandu, probabilmente,  non vedranno che, malgrado le istituzioni, volontari e ONG locali, comunità, e semplici cittadini furono (ai tempi del terremoto) e sono i soli che hanno fatto qualcosa di utile. Nel blog abbiamo raccontato la storia e le attività di Takecare Nepal nei villaggi dimenticati di Kavre, gli aiuti dati dai nepalesi che vivono in Italia a questi progetti e dagli italiani che vivono a Kathmandu.  Ora vorrei raccontare la storia di Simone e dei nepalesi che lavorano con lui.

Mi chiamo Simone Galimberti e vivo e in Nepal a partire dal 2007. Assieme a mia moglie Kalpana, cittadina nepalese, ho creato ENGAGE, una piccola associazione locale che lavora con giovani con disabilita’ fisica. Poche persone possono immaginare i disagi e le umiliazioni vissute quotidianamente da persone disabili in un paese come il Nepal caratterizzato da un altissimo tasso di disuguaglianza e disparita’ fra classi sociali. Ufficialmente secondo il censo nazionale, circa lo 0.7% della popolazione e’ disabile ma stime ufficiose raccontano un’altra realta’, con al meno 4% della popolazione disabile. Queste persone vivono ai margini della societa’ e spesso sono “invisibili”.

Persone disabili non soffrono solamente l’esclusione economica dal momento che sono privati delle maggiori opportunita’ lavorative ma sopratutto sono marginalizzati dal momento che la cultura locale con credi e usanze provenienti dalla religione induista li penalizza fortemente. Infatti secondo le tradizioni locali, una persona nata con delle disabilita’ e’ spesso accusata di aver commesso dei peccati in una delle sue vite precedenti. Difficile contraddire credenze e usi popolari ma questa e’ la missione di ENGAGE create nel 2011.

L’idea di fondo era quella di trovare un modo per favorire e far crescere il volontariato sociale locale, senza dipendere dai volontari stranieri. La convinzione, alla base di ENGAGE, era quella che un paese come il Nepal, cosi’ ricco in risorse umane, potesse mobilizzare i propri giovani per apportare piccoli ma importanti cambiamenti a livello locale. Dall’ora, e’quanto abbiamo cercato di fare. In questo modo abbiamo dato vita a veri programmi di volontariato a favore di giovani con disabilita’ dal momento che avevamo identificato questo “target” group come uno fra i piu’ svantaggiati e vulnerabili. Nel corso degli anni, abbiamo intrapreso, attraverso i nostri volontari, diverse iniziative a supporto dei giovani disabili: dal supporto per la lettura dei libri di testo, alla promozione dello sport.

Aver scelto lo sport e’ stata una idea vincente dal momento che attraverso lo sport, ENGAGE riesce a creare legami permanenti con giovani disabili e allo stesso tempo, riesce anche a trasmettere al pubblico in generale, una idea diversa della disabilita’: persone disabili non devono essere considerate come passivi recipienti di aiuto e carita’ ma bensi’ possono, attraverso lo sport, mostrare le loro qualita’.

Ovviamente lo sport per se’ non e’ sufficiente ma e’ un trampolino di lancio importantissimo. Per questa ragione ENGAGE non ha solo creato programmi di allenamento sportivo ( in particolare la pallacanestro a sedie rotelle) ma anche opportunita’ di rafforzamento delle competenze e conoscenze tecniche in modo tale che i nostri giocatori possano avere maggiori opportunita’di inserimento lavorativo.

Dunque ENGAGE che al momento lavora con piu’di cinquanta ragazzi con disabilita’ fisica divisi in cinque gruppi nella Valle di Kathmandu, cerca di identificare fra loro, coloro che sono  piu’ desiderosi di intraprendere un percorso formativo che li aiutera’ a trovare un impiego permanente nel future. Giocando assieme ma anche creando opportunita’ di formazione, siamo convinti di creare le basi affinche’ i nostri beneficiari possano guardare al futuro con speranza e ottimismo.

Per questa ragione, ENGAGE sta lavorando per organizzare il primo campionato sportive di basket a sedie a rotelle, una iniziativa mai avvenuta in Nepal. In totale 6 squadre maschili e 3 squadre femminili lotteranno, a partire da meta’ Aprile e fino a meta’ Giugno,  per il titolo di campioni.

Quasi cento giovani parteciperanno al campionato per il momento limitato, per motive di costi, alla capitale e zone limitrofe. Faremo di tutto per promuovere l’iniziativa a livello locale, coinvolgendo i media e il pubblico. Le partite avverranno in diverse parti della citta’, ogni sabato, in modo tale da attrarre il maggior numero possibile di spettatori. Essendo una associazione piccola, non abbiamo finanziamenti istituzionali ma contiamo sulla generosita’ di molti amici e conoscenti ma a volte cio’ non basta. Per questa ragione, abbiamo lanciato una raccolta fondi on line, che troverai qui: https://www.generosity.com/sports-fundraising/engage-empowering-league–2

Mancano pochi giorni e il vostro aiuto e’ essenziale. A nome di tutto il team ENGAGE Un grazie di cuore.

 

 

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Una risposta a “Nepal: 3 punti…da una sedia a rotelle

  1. Bravo Simone, è per me un privilegio averti conosciuto parecchi anni fa ed incontrarti ogni volta che torno in Nepal
    Con questa tua iniziativa il privilegio si è trasformato in orgoglio
    Davvero complimenti
    Mauro

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