Nepal: work in progress post-terremoto due anni dopo

Da almeno 30 anni il Nepal è un eterno cantiere: strade, case, grattacieli, acquedotti, reti elettrichre e dati. Non solo a Kathmandu ma anche nelle altre città  (un tempo poco più che villaggi) come Pokhara, Gorkha o quelle del Terai.

La ricostruzione, a due anni dai terremoti che uccisero oltre 9.000 persone e ne lasciarono almeno due milioni senza casa, quasi sparisce nell’ eterno work in  progress che rende faticosa la vita dei nepalesi.

A Kathmandu le vecchie case dei centri storici sono in fase di ricostruzione perché i vecchi proprietari, senza più inquilini scarsamente redditizi, posso ora mettere su palazzetti di cinque sei piani (senza rispettare le norme antisismiche) e affittarli a cifre ben più alte.

Anche il patrimonio artistico (eccetto lo stupa di Bodhnath) vede interventi costanti solo se agiscono i privati (singoli o in associazione locali).  Le foto dell’anno scorso di Basantapur, del vecchio Palazzo Reale, del triste buco del Kasthmandap sono pressoché uguali a quelle di oggi.

Nei villaggi delle colline centro-occidentali dove le scosse hanno distrutto molto, si attende la seconda tranche del finanziamento statale (in totale circa euro 3.000), comunque insufficienti per ricostruire o ristrutturare una casa. I  prezzi del materiale edile sono in costante aumento  (un mattone è passato da Nrs 9-10 a 15-16), il legno non si trova e la manodopera è sovrautilizzata e perciò più costosa. Si stima che solo il 30% delle case siano in fase di ricostruzione o ristrutturazione  (grazie a soldi e iniziative dei singoli)

Qui nei villaggi contadini dei Tamang, Magar, Gurung, quasi svuotati dalla migrazione, la ricostruzione è lenta anche nelle strutture pubbliche, come i fondamentali Health Post, acquedotti  o le scuole.

Una recente intervista di Govinda Raj Pokharel, stimato CEO della National Reconstruction Authority, segnala i ritardi. Con diplomazia, accusa la politica, la burocrazia e le norme complesse.

“300 ingegneri inviati dal governo nei distretti sono tornati a casa in assenza di inquadramento; ogni attività, compresi i moduli da presentare deve essere approvata dal Governo. Il tradizionale approccio nel fare  le cose ha prodotto un terribile ritardo.  We have basically lost a year of reconstrution.

Abbiamo anche tentato di risolvere alcuni problemi come identificare 9.240 superstiti senza terra e proposto di dare anche a loro (come per i proprietari di case) un contributo di Nrs. 200.000 (circa euro 2000).

Senza progetti dettagliati e attività  rischiamo di non ricevere quanto promesso dai donatori internazionali (usd 4.1 miliardi) e, ad oggi, abbiamo meno di 1/3 dei finanziamenti stimati per ricostruire (usd 9,38 miliardi).

Senza una effettiva capacità e procedura di controlli su chi implementa i progetti (enti, governativi, NGO locali ed internazionali) accadono irregolarità, ritardi, duplicazioni di progetti.”

Fra poco le elezioni locali (le prime dopo 20 anni) in cui si spera siano formate istituzioni legate ai territori e ai villaggi in grado di agevolare le comunità per ricostruire e, anche formare una classe politica nuova, più attenta agli interessi collettivi.


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