In the name of love: Rani Pokhari, Kathmandu

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“In the name of love” fu costruita Rani Pokhari (la Piscina della Regina), ora tanti giovani nepalesi chiedono che la stessa e gli altri monumenti siano ricostruiti con lo stesso spirito, con amore per il passato e il futuro della città.

La piscina è ora nel pieno centro di Kathmandu, assediata da nuove costruzioni, dalle code e dallo smog delle macchine e dalle decisioni stravaganti degli uomini.
Un tempo era sola, fra le risaie, e segnava l’entrata orientale della città. Il terremoto ha un po’ incrinato i muri laterali, poi è intervenuto, con mano pesante, il comune di Kathmandu (Kathmandu Metropolitan City-KMC).
Dopo 350 anni di riempimento naturale (grazie a una falda acquifera) è stata svuotata, i pesci trasportati a Balaju (venivano messi lì dai buddhisti per salvare un anima-Jivan Daan); poi l’idea di ridurla del 20% e circondarla da un muro di cemento per trasformare “this venerated monumento of muorning into a entertainment park with dancing fountains, boat rides and food courts” mi racconta, con tristezza, uno dei tanti ragazzi che hanno protestato con cartelli e slogan per proteggere l’antica bellezza. Una cosa analoga rischia di accadere per il Kasthmandap, simbolo della città e raso al suolo dal terremoto del 2015.
E’, forse, la prima volta che tante persone si mobilitano per preservare dei monumenti a Kathmandu. Un tempo, forse perché la gente doveva pensare a sopravvivere o per la cultura dell’impermanenza buddhista e hinduista, i monumenti crollavano senza tante attenzioni. Oggi tutti corrono indaffarati nelle caotiche e polverose strade di Kathmandu ma qualcuno si ferma a pensare che, senza il passato e i suoi simboli, la città sarebbe definitivamente persa. Le proteste hanno sortito qualche effetto il Comitato per la ricostruzione ha chiesto alla municipalità di sospendere i lavori e imposto che essi mantengano l’originale aspetto del monumento.
Il problema, come segnalato in altro post, è che la speculazione vinca, distruggendo le antiche case o ricostruendo malamente la parte vecchia della città. Ciò porterebbe alla perdita definitiva del fascino di Kathmandu e, anche, della sua attrazione turistica.
La storia di Rani Pokhari è raccontata in decine di libri di antichi viaggiatori e disegnata con la china e gli acquerelli dai primi occidentali che raggiunsero la Valle. Dopo giorni di viaggio faticoso fra le colline, la piscina e il tempio bianco in mezzo all’acqua, erano la prima cosa bella che vedevano della città.
Anche le leggende che parlano della sua costruzione ricordano che essa non fu costruita per ispirare potenza regale ma per amore e dolore. Re Pratap Malla per consolare la moglie (la Rani, Regina) per la prematura morte del figlio (Chakravartendra) fece costruire il tempio al centro della piscina, riempiendola con le acque sacre dei fiumi dell’Asia.
Allora iniziò anche la festa del Gai Yatra per ricordare chi si era allontanato da questo mondo. Due volte all’anno al Bhai Tika (la festa del fratello) e al Chhat (la festa che saluta il sole), il tempio bianco è aperto ai fedeli; lì c’è un antico linga di Shiva e una statua di Bal Gopal (Krishna bambino). Qui l’intera storia, scritta dall’amico Dipesh Risal.
Per i kathmanduties non è un edificio che ispira potenza o vanità, ma un monumento comune per ricordare amore e perdita.
Era il 1670, la città era in piena espansione, fu costruita con maestria sopra una sorgente naturale tant’è che in 350 anni non si è mai asciugata.
Quando l’italiano Ippolito Desideri (che ha lasciato importanti racconti del Tibet e del Nepal) trovò ospitalità nella Valle dopo che i gesuiti furono scacciati dal Tibet, racconta, impressionato, della splendida architettura della città fra cui “una larga piscina, con al centro un’alta colonna, sotto cui, racconta la gente, un re avrebbe nascosto un grosso tesoro.” Il tesoro, anche svuotandola, non si è trovato ma sarebbe come trovarlo se Rani Pokhari, l’antico Palazzo Reale a Basantapur, il Kasthmandap e le tante case antiche, templi e pagode distrutti o danneggiati dal terremoto verranno ricostruiti e riparati con intelligenza. Nella foto la piscina inizi anni ’80.

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