Tasse e balzelli

Siamo all’inizio dell’anno e i conti non tornano nelle economie di molti paesi. In Italia ri-scopriamo l’evasione fiscale, soldi che fossero entrati sarebbero finiti nelle spese illimitate dello stato che anche Monti ha difficoltà a ridurre.

 Anche in Nepal si scopre che la media delle entrate fiscali è solo il 13,2% del PIL contro una media dei LICs (Low Income Countries) del 15,2%. Anche qui il problema è lo stesso,  le spese dello stato sono arrivate a superare del 24% il valore del  PIL e possono essere coperte solo  dagli aiuti internazionali, creando dipendenza e corruzione.

Anche in Nepal (con molte più giustificazioni) come in Italia un evasione così diffusa si spiega con due ragioni: il sistema fiscale non funziona (in Italia si parla da decenni di una sua riforma); vi sono settori dell’economia (Subsistence Sector) che se pagassero le tasse non avrebbero di che mangiare: venditori di strada, portatori, negozietti vari, risciòmen, etc.

 Se il sistema fiscale non funziona (nel caso Italia per la massa di norme, adempienze, incongruenze) è facile corrompere funzionari, evadere IVA e tasse varie, infilarsi nelle pieghe di norme inefficienti. A Thamel nessuno dà una ricevuta e lì è il meno, basta pagare qualche migliaio di rupie al mese per allontanare i controllori, ma lo stesso avviene, con somme enormemente superori, per le industrie più grandi, banche e finanziarie. False fatture, rimborsi dell’IVA, finte esportazioni non sono solo un problema italiano ma, come riferisce un mio amico imprenditore, uno dei modi di fare business in Nepal. Limitare gli interventi solo con più  controlli e controllori non sembra la soluzione neanche qui, “se i controlli aumentano,” mi dice, “sarebbe un problema perché aumenterebbero anche i costi delle bustarelle date alle maree di controllori ”. In entrambi i paesi la logica indurrebbe a dire che il sistema non funziona di fronte a evasioni così imponenti..

C’è da dire che i cittadini nepalesi pagano poche\niente tasse e in cambio hanno altrettanto poco dallo stato; in Italia si sborsa (tutto incluso) quasi il 60% e si ottiene poco (e si avrà sempre meno). Per cui i  nepalesi se ne stanno, gli italiani sono un po’ incazzati. Gli studi dimostrano che una tassazione equa non può superare il 35% del reddito se no si crea un disincentivo a produrre, lavorare, pagare le tasse. I nepalesi devono arrivarci, in Italia devono pensarci.

Si segnala, inoltre, che un sistema fiscale inefficiente (anche se con livelli di tasse basse come il Nepal) non favorisce neanche gli investimenti esteri perché non vì è la trasparenza necessaria per investire nè le risorse necessarie a co-investire da parte delo stato. In Asia, è il Vietnam che ha il tasso PIL|tasse più elevato (sempre la metà dell’Italia) ed è anche il paese che attrae più investitori esteri.

Mentre in Italia si parla di cooperative, enti religiosi, ONLUS che hanno trattamenti fiscali privilegiati in Nepal s’inizia a discutere se tassare le oltre 34.000 NGO e 250 INGO (la grande industria dell’assistenza).

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