Nel Nepal da rifare, la storia di Jung Bahadur Rana

E’ interessante seguire quanto stà accadendo in Nepal dove si sta rifacendo tutto: sistema elettorale, autonomie locali, struttura dello stato. E’, anche un po’ faticoso perché l’Assemblea Costituente non riesce a definire niente, fra assenteismi, conflitti fra i partiti, gruppi etnici e di potere. Tutto questo dopo aver attraversato 10 anni di guerriglia, l’entrata nel mondo globalizzato, la fine della unificante monarchia, in una situazione economica sempre rasente al fallimento. Ci sono analogie con l’Italia anche se qui mancano i poteri forti, la classe dirigente (industria, banche, petrolieri, sindacati, magistratura, giornali, gruppo politico-affaristici) e un loro rappresentante come il nostro Monti in grado di rappresentarli e giustificare tutto verso i sudditi. Quando qualcosa inizierà a definirsi nel frappè dell’Assemblea Costituente nepalese ne parleremo ma, oggi, volevo fare un passo indietro e rileggermi la storia di un tipino straordinario, Jung Bahadur Rana, il padre fondatore del Nepal moderno.

Era il 15 settembre 1847 quando Jung con sette fratelli e un manipolo di soldati irruppe nel cortile di Kot (da poco aperto all’interno del vecchio Palazzo Reale a Basantapur) e fece fuori qualche centinaio di pradhan, i cortigiani. Re Rajendra Bikram Shah, sopraffatto dal colpo di stato, affidò allo sconosciuto ufficiale pieni poteri che la famiglia Rana si tenne stretta per oltre 100 anni. Le leggende raccontano che i Rana erano una famiglia guerriera del Rajasthan, salita in Nepal intorno all’anno 1000 a seguito delle persecuzioni musulmane. Malgrado queste ascendenze e i legami matrimoniali con un’altra potente famiglia nepalese i Tapa (nomi che ricorrono ancor’oggi fra i ricconi) fu costretto ad abbandonare la capitale per debiti di gioco, cercare fortuna come cacciatore e guida nelle giungle del Terai. Quando tornò carico e arrabbiato a Kathmandu s’inserì nelle lotte di potere che spezzavano la corte e destabilizzavano il regno. Principi e regine cercarono di utilizzarlo come pedina ma si dimostrò più determinato dei languidi cortigiani della capitale.

Conquistato il potere, nominati i suoi sei fratelli generali, sposata una regina della casta degli Shah potè costruire una dinastia in cui il potere passava da fratello a fratello. Insieme alla dinastia costruì un immensa ricchezza “ vivevano in palazzi superbi, naufragati nel verde, che si stagliavano con la mole candida contro la massa grigia dei quartieri poveri, densi come un gregge di pecore spaurite” scriveva Giuseppe Tucci negli anni ’30, descrivendo il Singh Durbar (oggi sede del governo) e i molti palazzi indo-rinascimentali che ancora si vedono nella Valle.

Si mosse anche bene all’estero, schierandosi con il potente Impero anglo-indiano. Tanto che fu, forse, il primo nepalese che compì una visita ufficiale in Inghilterra, attraversando il Grande Mare (Mlesha) con una nave carica di brahmini, vacche sacre e cibo puro per evitare contaminazioni. “Il generale è di bell’aspetto e intelligente, la sua età è di circa 32 e porta lunghi capelli neri. Tutti i mebri dell’ambasciata sono vestiti con ricchezza oltre ogni immaginazione” scriveva il Morning Post il 28 maggio 1850. Nel diario dei nepalesi (Belait Yatra) “Vivevamo un sogno irripetibile quando arrivammo a Londra. Gli inglesi hanno reso le forze della natura loro prigioniere e, per questo, il popolo non deve soffrire per vivere”. Insomma fu un successo destinato a cancellare la sconfitta del 1816, a riprendere territori allora perduti a favore dell’Impero e a porre le basi per l’alleanza (concretizzata con l’aiuto dato durante la rivolta dei Sepoy) che portò all’istituzione dei soldati nepalesi nell’esercito britannico, i Gurkha.

Nel 1857 il residente inglese a Kathmandu consegnò a Jung “the most honourable Order of Bath”. La dinastia dei Rana riuscì a mantenersi al potere grazie a questo legame, fino a che con l’indipendenza dell’India anche loro furono deposti.  Nel frattempo governarono oltre 100 anni tenendo il Nepal sigillato da ogni altra influenza straniera e da ogni riforma sociale e politica. I legami con il potere si mantennero grazie alle ricchezze accumulate e ai matrimoni che continuarono fino ai giorni nostri fra le principesse Rana e i sovrani Shah.

Questi giorni,  sembrano quelli di Jung:  le fiumane di sadhu per lo Shivaratri, i ristorantini senza cherosene e gas ch vendono riso battuto,  qualcuno brucia gli ultimi alberi di Kathmandu.

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