Nepal: monarchici alla riscossa

L’ex Re Gyanendra è, ormai da mesi, su Facebook e conta oltre 2018 amici. La foto non è un granchè ma la sua pagina è molto vistata e commentata. Per il resto se ne sta tranquillo, a parte qualche giro in India, nella sua residenza collinare di Nagarjuna. In questi giorni, invece, i suoi seguaci sono in piazza.

Bloccata Kathmandu e dintorni, qualche rissa, 30 macchine danneggiate, 200 arresti e oggi tutti intorno al pallazzo del governo (Singh Durbar). Il partito monarchico ha raccolto solo 8 seggi nelle elezioni per l’Assemblea Costituente (su 601), oggi chiede il referendum per definire il futuro dello stato nepalese. Monarchia, reintroduzione dello stato Hindu, nazionalismo sono le caratteristiche dominanti del Rastrya Prajantra Party (National Democratic Party). Il simbolo è una mucca (il Dharma hindu), i leaders sono vecchi esponenti del Panchayath e dei governi d’emergenza di Gyanendra. Surya Bahadur Thapa, più volte primo ministro nella monarchia senza partiti che ha governato il Nepal dagli anni ’60 al 1990; Kamal Thapa, ministro degli interni, nell’anno dell’emergenza (2005-2006) arrestato dopo la rivoluzione e accusato di aver favorito torture e carcerazione illegittime. Adesso, un po’ scalcinati, siedono anche loro a gambe incrociate intorno ai palazzi del potere insieme ai contadini giunti da tutto il Nepal che ancora rimpiangono il buon monarca Birendra, ucciso nella “strage reale” del 2001.

Nei villaggi, malgrado i maoisti, i vecchi contadini ancora tengono, insieme alle foto delle divinità, quella dei sovrani che, come gli dei, comparivano dal cielo a bordo di un elicottero. Nel gran casino post-conflitto, che solo ora sta,  faticosamente, calmandosi, i monarchici stanno raccogliendo qualche consenso di fronte al nulla (come capacità di governo) degli altri partiti. Questo spiega la grande partecipazione popolare in queste giornate di protesta anche della gente di Kathmandu. Bello contento, Kamal Thapa spiegava alla folla che l’Assemblea  Costituente “ had no mandate to decide on the key issues such as monarchy, federalism and secular state. These issue must be presented to the people through a referendum”.

Così con l’arrivo dei monarchici, la tregua per i Kathmanduties (gli abitanti della capitale) è finita. Si era sperato in un pò di tranquillità dopo la ripresa del dialogo fra governo e maoisti, di poter usare la macchina, prendere i bus, taxi, van senza problemi e andare tranquilli al lavoro. Niente, sono comparsi i monarchici a fare nuovo casino.

Vita difficile; il blocco del traffico per gli scioperi s’aggiunge ai rifornimenti di benzina a singhiozzo, del gasolio per i generatori (quando manca la luce) ai problemi di rifornimento d’acqua.  La gente guarda sempre più incazzata i bianchi jeeponi delle NU e delle grosse INGO che possono sempre circolare alla faccia delle code per prendere 20 litri di gasolio o dei bandha (scioperi) ricorrenti. Sheetal Kumar scrisse un articolo sugli “elefanti bianchi”, Pajero, Patrols, Land Cruiser che girano fra hotels e supermarket della capitale con qualche burocrate a bordo. Si domandava perché le jeep della FAO non erano fra le risaie, quelle di Save The Children nei villaggi con i bambini, quelle dei difensori dei diritti umani nei distretti sperduti dove la gente è incarcerata e picchiata senza una ragione o nelle zone di confine dove chi vuole muoversi per lavorare è trattato come una bestia. Troppa fatica e scomodità, meglio aiutare i beneficiari scambiandosi idee, progetti e pensatone negli alberghi della capitale.

E, l’amico Sheetal, si domandava perché i burocrati dell’industria della solidarietà non viaggiavano, dando l’esempio, su piccole macchine elettriche dopo tanto parlare di sustainable development, anti-poverty schemes, human rights invece che spendere in benzina e inquinare la Valle. Magari Kathmandu usciva dalla triste classifica che la colloca fra le 10  città più invivibili (in quest’ordine) del mondo insieme a Harare (Zimbabwe); Dhaka (Bangladesh); Algeri (Algeria); Port Moresby (Papua Nuova Guinea); Lagos (Nigeria); Karachi (Pakistan); Douala (Camerun); Kathmandu (Nepal); Colombo (Sri Lanka); Dakar (Senegal).

Tutto spinge la gente a protestare ed oggi fuori dal coro (dal sistema di corruzione) ci stanno solo i monarchici. Quando si vede così tanta gente inneggiare alla monarchia, chiedere il  ritorno al passato viene da pensare a come i partiti stanno gestendo questo periodo di transizione che poteva essere, veramente, di speranza e ricostruzione. Il School Sector Reform Program (SSRP), che ha ricevuto immensi finanziamenti dai donatori internazionali (Finland, European Union, AusAid (Australiani) Agency for International Development), è stato sospeso. Finalmente i donatori si sono accorti che il Ministero dell’educazione è una immensa slot machine che riempe di soldi i  suoi burocrati. La corruzione è tale che addirittura il Tarai Madhes Democratic Party (TMDP) is all set to recall Education Minister Ram Chandra Kuswaha from the cabinet following charges of corruption. Quando si legge che il ministro vendeva i posti d’insegnante di sostegno per Rs. 300.000 (euro 3000) in tutto il Nepal. Alcuni ex-ministri usavano a babbo le auto della NEA (l’Enel locale), gli ex militari maoisti chiedono donazioni obbligatorie per sopravvivere. Qualcuno, raramente,  finisce in gabbia come il Direttore delle Dogane, Khem Raj Bhattarai, condannato a 1 anno dopo aver trafugato Rs. 20 milioni. Qua si và più all’ingrosso rispetto ai sistemi più raffinati della civilissima Italia.

Buona notizia per i viaggiatori dovrebbe riprendere il bus Kathmandu- Lhasa, economico e avventuroso.

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7 risposte a “Nepal: monarchici alla riscossa

  1. Ciao Sig. Crespi,

    innanzitutto grazie per tenerci informati così degnamente su quello che succede in quel mondo così lontano da noi geograficamente, ma in fondo…Se penso che nella nostra civilissima e raffinata Italia la maggior parte della popolazione non sembra accorgersi (peggio, fa finta di nulla) di quanto la situazione stia degenerando…Vogliamo parlare dei nostri Ministeri (lo scrivo maiuscolo per consuetudine), educazione in testa che mi tocca da vicino e quindi seguo con particolare sgomento? Vogliamo oppure citare la sanità, l’economia, e chi più ne ha più ne metta? Vogliamo vedere quanto fanno acqua (ma si tratterà davvero del nobile elemento)? Altro che Nepal, qui siamo nel Burundi (senza offesa), abbiamo i Batutsi e i Bahutu…Scusa lo sfogo, so che là c’è chi sta peggio di noi, ma almeno loro non si definiscono un paese civile. Magari sono più onesti e consapevoli.

    Ciao Enrico, buon lavoro e continua ad informarci (e anche a mettere in rete le tue foto stupende)!

    Loretta (la parte femminile di tuo cugino Schoolstorming…)

  2. Cara Loretta, grazie per i complimenti che malgrado gli insegnamenti buddhisti accrescono il mio ego.
    Spesso mi è venuto da pensare che le storie di malaffare in paesi traballanti per leggi, istituzioni, condizioni di vita degli abitanti siano più giustificabili che non eventi analoghi in paesi strutturati, dove le persone hanno opportunità di conoscere ed agire. Ma la cosa un pò più preocupante è che, attraverso metodi e attegiamenti, stiamo esportando tramite l’industria dell’assistenza, il peggio della nostra civiltà. (in sintesi: corruzione, indifferenza, egoismo, nepotismo, voglia di approffitare).

  3. Considerando quello che hanno vissuto è comprensibile che vogliano tornare alla monarchia. Quello che intristisce è l’aggravarsi della già difficile situazione della città. Qualcuno comincia ad alzare la testa. In Nepal mi colpiscono sempre due categorie di persone, quelle che mi dicono “Ah, good Birendra!” e gli altri che rispondono “Ah, China is, in really, the most important DEMOCRACY of the world”. Tutto sommato preferisco i primi. Quest’opinione però la sussurravano appena, almeno fino all’estate scorsa, adesso mi pare sia gridata a gran voce.

  4. Ciao Sonia
    in effetti è un momento confuso. La situazione politica sembra ri-bloccarsi con il leader maoista Prachanda che riparla di rivolta. Intanto è stato lanciato in pompa magna il 2011 come anno del turismo (stesso fu fatto una decina di anni fà) con l’ambizioso progetto di far venire in Nepal 1 milione di turisti. Oggi sono meno della metà di cui il 70% indiani e cinesi (business). Lo slogan è Together for Tourism, speriamo che prima sia per il Paese.

  5. ALLORA è VERO? Ti ricordi che te ne chiedevo qualche tempo fa? Pensavo fosse un delirio dei miei amici nepalesi. Spero almeno che il turismo porti loro qualche miglioramento. Per il momento faccio loro un po’ di pubblicità. Pensa che questa mattina un amico sherpa mi scriveva, pazzo di gioia, che aveva guadagnato 2000 Rs con un piccolo trek di 5 giorni. I ragazzi della sua età qui in Italia spendono la stessa cifra per l’aperitivo nel localino di tendenza!!!!

  6. Il soggetto è tristemente noto, la penuria alimentare in certe aeree del Nepal è cronica, il cibo spesso arriva avariato per mancanza di controlli. Ragan guadagnerà euro 15.000 al mese e si diverte come un matto.
    Del resto l’ex segretario di Rutelli è diventato presidente di Unicef Italia e ha iniziato ad assumere figli degli amici, forse un modo per aiutare l’infanzia in difficoltà.

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