Cina, Nepal, Asia

Gran movimento di leaders politici nepalesi in Cina: il leader maoista Prachanda, il Vice Presidente Jha, in settembre un gruppone di ex comandanti dell’esercito maoista. Si sta concludendo l’immenso (e sembra perfettamente organizzato) Expo di Shangai, un perfetto show della potenza della nuova Cina, dove lo stand nepalese (una valle di Kathmandu in miniatura) ha riscosso un successone con oltre 2 milioni di visitatori.

I cinesi ricambiano, questa ricerca di relazioni più intense, con una jumbo delegazione composta da una trentina di vice-ministri (guidata dal v-premier He Yong), arrivata a Kathmandu a settembre. La Cina sta aumentando enormemente la sua presenza economica in Nepal. Sembra  sia realmente intenzionata a proseguire la Qinghai-Tibet Railway fino ai confini nepalesi; crescono i turisti (+20% mensile) e uomini d’affari che stanno diventando i più numerosi visitatori di Kathmandu;  gli aiuti internazionali dei cinesi (mai vincolati) sono, e non da oggi, rilevanti per mantenere lo squinternato (e sempre carente di risorse) stato nepalese.

Ogni tanto scoppia qualche casino, come nelle intercettazioni (non si capisce chi abbia la tecnologia per farlo) del responsabile degli esteri maoisti che richiedeva a un non meglio identificato cinese la bella sommetta di euro 300.000 (in rupie) per acquistare qualche deputato e indurlo a votare per il candidato maoista, nella corsa attuale per formare un governo. Dubito che i cinesi abbiano tanto a cuore i maoisti nepalesi come non li hanno considerati durante la decennale guerra civile. Come scrive Oliver August (Il Fuggiasco di Xiamen), loro sono pratici, duttili e assolutamente privi d’ideali. Pensano al business e sottoscriverebbero patti con chiunque per incrementarlo.

Per adesso la politica cinese ha successo in Nepal. Non è che i cinesi siano ben visti dalla popolazione (anche perché come ovunque tendono a viverne staccati) ma, sicuramente sono più apprezzati come business e potenziali finanziatori. I cinesi non hanno ideologia, se ne impippano di Mao e dei maoisti nepalesi che considerano, al pari di tutti gli altri partiti (e un tempo il sovrano) utili per i loro disegni. Questo li aiuta a mantenere buoni rapporti con tutti i partiti nepalesi, come si è visto per l’unanimità degli atteggiamenti contro i profughi tibetani e l’attenzione dei governanti di Kathmandu verso una delle paronoie cinesi cioè la sicurezza delle frontiere. In effetti, la Cina è la sola potenza emergente circondta da tre potenze nucleari (Russia, India e Pakistan( e da due potenziali (Giappone e N.Corea); mezzi failed states quali Kyrgystan e Nepal, tra l’altro prossimi alle turbolente regioni autonome del Tibet e del Xinjiang; infine un sacco di dispute territoriali non ancora sistemate con l’Indai (frontiere del Nord-ovest) e Giappone (Diaoyutai Islands). Non soprende che ogni occasione è buona per estendere influenza e controllo e i nepalesi sono ben disponibili.

Il mood verso gli indiani permane (come sempre) pessimo: i maoisti li accusano di spionaggio e pesante ingerenza negli affari nazionali; la gente comune di sfruttamento delle risorse idriche e dei poveri migranti che attrarversano le frontiere e co-responsabili delle bande di malviventi indiani che hanno fatto comunella con quelli nepalesi, facendo aumentare a dismisura i rapimenti random, le estorsioni, le rapine nel Terai, dove ogni tanto ci scappa il morto. L’India è limitata nella sua inflenza in Nepal, da questa generale antipatia e dal radicato antagonismo con i maoisti (e pieno appoggio al Congresso) Al . Atteggiamento che spinge i maoisti nepalesi ad ottenne supporto politico ed economico dai cinesi, cercando di convogliare risorse per investimenti (diretti a far diminuire la potenza economica indiana in Nepal) da cui trarne vantaggi politici e magari personali, questo spiega il flusso di visite verso Pechino. C’è, inoltre da dire, che il vecchio Hu Jintao dovrebbe mollare nel 2013 e il suo delfino il V.Presidente Xi Jinping deve essere conosciuto ed onorato per intensificare i vitali flussi economici (specie nel futuro) per il Nepal; l’India, in ogni caso, è più attenta al proprio mercato interno, prima di tutto.

Per i cinesi il Nepal, oltre che per le situazione specifiche Tibet e confine, conta come il resto del sub-continente dove sta investendo in maniera massiccia. In Sri Lanka l’immenso porto strategico di Hambantota, a Burma e in Cambogia comprando mezzo paese, in Bangladesh con gli affari e in Pakistan con le armi. L’India arranca in Asia come in Nepal. Almeno sul versante dell’influenza ed espansione economica e commerciale: China’s expanding sphere of influence could “eventually” undermine India’s pre-eminence in South Asia, s’accorgono gli osservatori più attenti. Contemporaneamente i cinesi si muovono nella cooperazione regionale come carriarmati nell’ Asean Regional Forum, BOA Forum, Shanghai Cooperation Organization e sono entrati come osservatori nel SAARC, basato a Kathmandu e voluto dall’India (per cercare di consolidare il controllo dei paesi del sub-continente).

Insomma, un gran movimento, che sottoindente una buona opportunità per i nepalesi, sempre assettati di risorse.

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