Appunti dal Nepal

Stanno finendo le feste, il Dashain, e il Nepal riprende a muoversi. La gente sta attendendo da mesi un governo che sia più rappresentativo di quello sfiduciato attualmente al potere. Oltre 8 tentative di elezioni del nuovo premier sono finite nel nulla. Questa questione si tira dietro una montagna di altri problemi: l’approvazione del bilancio dello stato e le politiche per combattere la povertà; la nuova costituzione e il futuro sistema elettorale e istituzionale; la definitiva soluzione dei combattenti maoisti (qualcunio si suicida, altri organizzano bande di ladroni). Tutti problemini per la gente comune.

Durante il Dashain, come è giusto, le persone hanno dimenticato i problemi. Hanno comprato, tantissima roba cinese poco cara, sono tornati nei villaggi, hanno festeggiato con mangiate e bevute e con i soliti scarifici di oltre 500.000 capre, bufali e galline.  

Hanno lasciato da parte, per finire nel grande buco del dimenticatoio, come del resto accade anche da noi, gli scandali del “videotape” (richiesta dei maoisti ai cinesi di un fondo per comprare deputati), botte fra opposti schieramenti con qualche morto, separazioni e frazionamenti dei diversi partiti,  elefanti impazziti che spazzano villaggi a Bardya, qualche scossa di terremoto a Kathmandu, epidemie di dengue (una specie di malaria) e della solita diarrea. Queste cose accadono  aI margini del Nepal, nei distretti dimenticati dalla movimentata Kathmandu.

Segnaliamo in positivo la costituzione di un super-comitatothe taskforce headed by Maoist Chairman Pushpa Kamal Dahal” e che raccoglie i leaders degli altri partiti,  che sembra intenzionata a risolvere gli oltre 250 motivi di contrasto fra i partiti che bloccano il varo della costituzione (prevista, dopo vari rinvii per il prossimo mese). Si delinea una stato federale con numerose province rette da un parlamento locale con due camere a livello nazionale. Soluzione che rischia di frammentare ulteriormente il paese e moltiplicare i centri di spesa.

Proprio i questi giorni il Ministry of Local Development ha sospeso l’ invio di fondi a “17 DDCs, 28 municipalities and 270 VDCs failed to meet the minimum conditions set by the ministry for the Local Governance Community Programme“, cioè hanno speso male, non hanno rendicontato, hanno fregato qualche centinaio di migliaia di euro destinati allo sviluppo delle comunità locali (gettati lì dai donatori internazionali).  Il federalismo sembra non pagare. Oggi il paese è diviso in   75 District Development Committees; 3,915 Village Development Committees e 58 municipalities.

Kathmandu sprizza polvere e smog da tutti i pori e si conferma, specie quando non piove, una delle città più inquinate del mondo. Un recente rapporto scritto da una delle tante organizzazioni internazionale sul “climate change” conferma alcuni dati ben presenti nelle menti dei viaggiatori in Asia. Malgrado ciò e fortunatamente i turisti continuano ad arrivare: in grande crescita cinesi (+20%), meno dinamici gli europei (+4%) rispetto a settembre 2009. Il 2011 sarà l’anno del turismo e  35.000 turisti al mese (come in settembre) sarebbero un successone.

Comunque fra i 16 paesi listed as being at “extreme” risk from climate change over the next 30 years, five are from South Asia, with Bangladesh and India in first and second places, Nepal in fourth, Afghanistan in eighth and Pakistan at 16th. Sull’Everest ogni tanto compare la nube nera in viaggio dalla Cina, i boschi continuano ad essere tagliati e il legno venduto ai paesi confinanti e le frane bloccano strade e ponti.

La cosa buffa è che un rapporto dell’UNEP cita come esempio il Nepal per la protezione delle foreste. Ma questi contaballe non leggono nemmeno i giornali, addirittura il ministro il Minister for Forest and Soil Conservation,  Deepak Bohara, in una recente intervista,  considera la deforestazione e l’assenza di controlli sull’utilizzo delle foreste comunitarie uno dei più seri problemi ecologici del Nepal, ben superiore allo scioglimento (dubbio) dei ghiacciai.

Da qui torniamo all’inizio, senza un governo capace di fare il suo lavoro (vedi Italia), liberi tutti.

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