Villaggi da ricostruire e raccolti scarsi

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Quando piove butta male. A Kathmandu le strade s’allagano, diventano pozze invalicabili. Lo stesso nelle strade che connettono la capitale al resto del paese. Gli incidenti (che a volte coinvolgono bus con 100 persone a bordo) si moltiplicano. Nei villaggi delle colline già sofferenti per l’abbandono delle colture per la migrazione, aumentano le frane. Il terremoto ha peggiorato le condizioni di strade e terreni.
In questi giorni 34 morti a Kaski (area Pokhara).
Se non piove e il monsone è erratico (come quest’anno lo definiscono i metereologi), cioè violento in alcune aree e debole in altre, i contadini iniziano a preoccuparsi per i raccolti di riso e mais. Nei villaggi del Timal a monocoltura di frumento (macai), le pannocchie sono piccole, un pò sfigate e si presume che il prossimo raccolto sia intorno al 30% inferiore a quello dello scorso anno.
In molti distretti la copertura alimentare sarà insufficiente. A questo si aggiunge che è necessario trovare i soldi per rimettere a posto le case che sono crollate o dichiarate inagibili dai tecnici.
Solo nel villaggio di Thulo Parsel, lontano sulle colline e di Kavre, circa 400 case sono gravemente crepare e da ristrutturare perché siano dichiarate agibili. Altre 120 sono crollate. Erano case di argilla, mattoni, travi di legno.
Questa è, più o meno, la situazione in migliaia di villaggi a Sindhupalchok, Ramechap, Dadhing, Gorkha cioè; nei 16 distretti terremotati.
Per ristrutturare una casa bisogna scoperchiarla e rifare in ferro e cemento i quattro piloni angolari. Tappare le crepe, rifare il tetto. Costo stimato fra euro 5/8 mila. Per ricostruirle servono almeno euro 30.000.
I soldi che questi contadini non hanno, potranno arrivare dai parenti migrati, dal governo che ha promesso euro 1500, dagli usurai, o da qualcuno che li aiuti.
I tempi saranno lunghi per raccogliere i soldi e iniziare a ricostruire con le propie mani e, nel frattempo, pensare a raccolti e semine.
La gente dei villaggi continuerà a vivere a lungo nei rifugi provvisori, costruiti con bambù, legno e argilla e coperti con le onduline zincate. Con la speranza di smontarle e usarle per il tetto della casa ricostruita.
Questa è la situazione attuale, bisogna attendere la fine di settembre per iniziare a costruire e combattere per compensare i raccolti scarsi.
I ragazzi di Takecare1village Nepal stanno distribuendo, adesso, le onduline perché le famiglie abbiano un riparo. Ma stanno già pensando, con preoccupazione, al futuro difficile.
Pensiamoci e cooperiamo con loro.https://facebook.com/profile.php?id=1053738574643996

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