I cinesi a Kathmandu

turisti cinesi a kathmandu

E’ da qualche anno che la presenza cinese è concreta in Nepal. Gruppi di turisti con guanti e mascherine, qualche neo-freakkettone s’aggirano per Thamel . Ciò ha portato, nella microeconomia, lo sviluppo di attività commerciali acquistate dai cinesi (hotels, ristoranti, negozi, mall, cargo) e lo spostamento della produzione artigianale verso questi nuovi compratori che stanno sostituendo gli occidentali in crisi. Statue di Buddha di Patan, maglioni e magliette, pashmine, tanka e mandala stanno avendo come sbocco l‘immenso mercato cinese. Finiti i tempi dei nepalesi che andavano a Kodari in moto a comprare cianfrusaglie cinesi, adesso il commercio anche dalla Cina è diventato professionale e sempre più controllato dai businessman con gli occhi a mandorla.

Il commercio con la Cina è aumentato di 17 volte negli ultimi dieci anni ed è diventato pari a quello con l‘India.

Il numero dei turisti cinesi (prima del terremoto) ha raggiunto quello degli indiani formando la metà del flusso annuo. E non solo nella captale ma anche nelle vie d trekking, a Lumbini, a Chitwan.

Nel 2014, Pechino è diventato il primo investitore straniero in Nepal superando l’India (USD 73 milioni contro 68). Si investe in strade (come quella che porta a Bakthapur), centrali idroelettriche, fabbriche di tessuti e noodles, trasporti.

“It’s part of a broader strategy to extend its sphere of influence.” China is already seeking a land route through ally Pakistan to the Arabian Sea as President Xi Jinping pledges $40 billion in investments along the Silk Road trading route”, mi dice l’amico ed economista Adhikari. Basta vedere l’enorme flusso di soldi verso la Cambogia, il Laos, la Birmania.

Quindi una situazione già in movimento prima dell’acquisto del petrolio (con grandi difficoltà logistiche per il trasporto)  per rompere il monopolio dell’India; scelta pienamente giustificata visto che l’India usa il blocco economico per esercitare una pressione politica e condizionare le scelte del paese. Quando il Nepal fece costruire la strada che porta a Kodari (anni ’70), quando acquista armi cinesi (anni ’80), quando chiede modifiche al trattato commerciale (’89) l’India blocca tutto, frontiere e gli scali di Calcutta. Contro ogni norma internazionale.

Quindi è giusto che il Nepal trovi alternative, che cerchi di sfruttare come secoli fa (quando si trafficava in sale, lana, burro, seta dal nord e riso, manufatti dal sud), i commerci e le opportunità di avere  due potenti e ricchi vicini. Tanto più che il consumo petrolifero sale del 10% annuo (auto, generatori)  e che la produzione di elettricità che potrebbe in parte sostituirlo ed essere merce di scambio è ferma (malgrado le immense riserve idriche non sfruttate).

Per adesso la politica cinese ha successo in Nepal. Non è che i cinesi siano ben visti dalla popolazione (anche perché come ovunque tendono a viverne staccati) ma, sicuramente sono più apprezzati come business e potenziali finanziatori. I cinesi non hanno ideologia, se ne impippano di Mao e dei maoisti nepalesi che considerano, al pari di tutti gli altri partiti (e un tempo il sovrano) utili per i loro disegni. Questo li aiuta a mantenere buoni rapporti con tutti i partiti nepalesi, come si è visto per l’unanimità degli atteggiamenti contro i profughi tibetani e l’attenzione dei governanti di Kathmandu verso una delle paranoie cinesi cioè la sicurezza delle frontiere. In effetti, la Cina è la sola potenza emergente circondata da tre potenze nucleari (Russia, India e Pakistan e da due potenziali Giappone e N.Corea), da  mezzi failed states quali Kyrgystan e Nepal, tra l’altro prossimi alle turbolente regioni autonome del Tibet e del Xinjiang; infine un sacco di dispute territoriali non ancora sistemate con l’India (frontiere del Nord-ovest) e Giappone (Diaoyutai Islands). Non sorprende che ogni occasione è buona per estendere influenza e controllo e i nepalesi sono ben disponibili.

Il mood verso gli indiani è sempre stato negativo anche prima della crisi petrolifera: i maoisti li accusavano di spionaggio e pesante ingerenza negli affari nazionali; la gente comune di sfruttamento delle risorse idriche e dei poveri migranti che attrarversano le frontiere e co-responsabili delle bande di malviventi indiani che hanno fatto comunella con quelli nepalesi, facendo aumentare a dismisura i rapimenti random, le estorsioni, le rapine nel Terai, dove ogni tanto ci scappa il morto.

Non si fidano più del premier indiano Narendra Modi che aveva promesso “di asciugare, con flussi di aiuti, le lacrime dei nepalesi dopo il terremoto” e che il “Nepal can become a rich country by selling electricity to India,” (prima visita di un PM indiano dopo 17 anni lo scorso agosto) offrendo una linea di credito di USD 1 mliardo “We do not want free electricity; we want to buy.”Erano tutti contenti, poi, la delusione del blocco delle frontiere, il sostegno alle richieste di cambiamento della costituzione e l’attesa delle elezioni del Bihar pr trattare.

Per i cinesi il Nepal, oltre che per le situazione specifiche Tibet (vedi post sulla questione tibetana) e confine, conta come il resto del sub-continente dove sta investendo in maniera massiccia. In Sri Lanka l’immenso porto strategico di Hambantota, a Burma e in Cambogia comprando mezzo paese, in Bangladesh con gli affari e in Pakistan con le armi. L’India arranca in Asia come in Nepal. Almeno sul versante dell’influenza ed espansione economica e commerciale: China’s expanding sphere of influence could “eventually” undermine India’s pre-eminence in South Asia, s’accorgono gli osservatori più attenti. Contemporaneamente i cinesi si muovono nella cooperazione regionale come carriarmati nell’ Asean Regional Forum, BOA Forum, Shanghai Cooperation Organization e sono entrati come osservatori nel SAARC, basato a Kathmandu e voluto dall’India (per cercare di consolidare il controllo dei paesi del sub-continente).

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Una risposta a “I cinesi a Kathmandu

  1. Mean while in TeraiThe agitating Samyukta Loktantrik Madhesi Morcha, who have been enforcing shutdown in various Tarai districts demanding amendment in the new constitution for the past one-and-a-half month, have intensified their protest in Janakpur district prohibiting the movement of motorcycles on Monday. The Morcha that claims to have enforced the ongoing blockade in Nepal prohibited motorcycles citing they trafficked petroleum products, gas, medicine and food materials to various parts of the country including Capital.

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