Intolleranza

 

Periodo di cambiamenti, incertezze, aumenta la paura, l’insicurezza cresce la semplificazione, i gruppi e la difesa contro nemici immaginari o creati. I produttori\sfruttatori di insicurezza e paura s’aggirano ovunque, da occidente a oriente. L’India magmatica delle mille fedi e caste è terreno fertile per i propagandisti dell’intolleranza in cerca di potere; s’aprono spiragli ma anche pericolose chiusure.chiusure
I dipinti di Tyeb Mehta e F. N. Souza, SH Raza costano cifre iperboliche nelle aste internazionali ma il riconosciuto creatore dell’arte indiana contemporanea è Maqbool Fida Husain, fra i fondatori del Progressive Artists Group, che tenne la sua prima mostra a Bombay nel 1947.
Oggi è costretto a dichiarare, dal suo esilio dorato del Dubai “the truth is that I’m missing my country“.
Un altro esiliato a causa del fanatismo religioso, questa volta di marca hinduista. Ha 92 anni e una bella taglia sulla testa e sulla mano con cui dipinge messa dal Presidente dell ‘Hindu Personal Law Board’, Ashok Pandey a cui si è aggiunto uno dei variopinti politicanti indiani del Madhya Pradesh Congress Minority Cell, Akhtar Baig. Per estendere lo spettacolo hanno incluso nel wanted anche l’azienda tedesca che ha prodotto magliette con Rama e Krishna e un regista francese che ha fatto un film su Shiva, entrambi considerati blasfemi. Eppure Shiva, divinità amata dalle caste più basse, ha migliaia di nomi e di rappresentazioni, alcune umili, cattive, gaudenti, freakkettone e, qualcuna, magari rientra nell’immagine proposta dal francese. Un po’ come l’essere umano, il Signore dalla Lunga Chioma, rappresenta capacità creative e distruttive, positive e negative.
Anche l’artista Husain, definito il Picasso dell’India, l’ha dipinto con devozione, pur essendo d’origine musulmana, proprio per rappresentare questa sua umanità.
Del resto Husain, come Shiva con Parvati, ne ha fatte di tutti i colori per cercare di concretizzare il suo amore per la bella attrice Madhuri Dixit: assistette per 67 alla proiezione di un suo film, dipinse un serie infinita di quadri con la figura di Madhuri e divenne, anche, produttore di alcuni suoi films. Per la musica inserita in uno di questi iniziarono i guai con The All-India Ulema Council, perché alcune parole di una canzone risultarono copiate pari pari dal Corano.
Niente in confronto al successivo attacco degli integralisti hindu.
Il ricco e bravo vecchietto divenne quindi un bersaglio in grado d’unificare ignoranti, impauriti e strumentalizzatori di ogni fede.
dea madre-fida husainNel 1996 il mensile hindi, Vichar Mimansa, pubblicò un articolo dal titolo M.F. Husain: A Painter or Butcher e alcune foto delle sue opere degli anni ’70 che raffiguravano divinità hinduiste nude.hussain
Minacce, attacchi alla sua casa, denunce, pericolo d’arresto raggiunsero proseguirono per anni fino a raggiungere un nuovo acme del 2006 con la pubblicazione sull’autorevole India Today del quadro Bharatmata (Madre India) nuda, con sfondo la mappa indiana e con i vari nomi degli stati scritti sul corpo.
Solo l’intrevento della Suprema Corte portò all’annullamento delle sentenze di sequestro dei beni (ingenti) e di arresto proclamati dai tribunali locali di Bombay.
Anche a Londra, gli indiani della diaspora (fra cui sono nati la maggior parte dei nuovi scrittori cosmopoliti indiani di gran moda in occidente) hanno fatto chiudere una sua mostra.
Forse se Husain non fosse stato di origini musulmane tutto questo non sarebbUmaMaheshwar10thKhajurahoe successo. Fin dai tempi più antichi, l’induismo, in tutte le sue forme e scuole, non ha mai avuto paura delle nudità anche delle sue divinità. Le danzanti e tettute Apsara sono un esempio ricorrente nei primi templi hindu e buddhisti, le sculture erotiche di Kajuraho e del Nepal, le splendide statue di Uma Mahesvar, dove un tenero Shiva tiene una mano sul seno nudo di Parvati o le tante Tara colorate del buddhismo sono, tuttora, un patrimonio religioso (e artistico) vissuto dai fedeli indiani.
Gli intellettuali indiani scrivono e dicono che l’intolleranza e l’integralismo, in India, è un fenomeno che esplode sporadicamente ma con drammi immensi, perché aizzato dai politici che sfruttano la povertà e la marginalità sociale.
Da una parte i brahmini hinduisti, un tempo detentori del potere (e della ricchezza) sono sempre meno centrali in una società con nuovi valori e mobile socialmente Anche i posti statali, un tempo appannaggio esclusivo delle classi alte, sono, oggi, soggetti a quote di garanzia per le caste più deboli. Ma gli stessi Dalit (le caste più basse) sono spesso frustrate ed escluse nella loro in eterna lotta per crescere.
In questi due segmenti del sistema castale trova spazio l’integralismo.
Dall’altra parte, la grande minoranza (150 milioni) di musulmani (mentre in Pakistan solo poche migliaia di hindu) che hanno scelto di non migrare, da sempre i Presidenti della Repubblica sono di religione musulmana. I nuovi borghesi hindu di Calcutta (o Bombay, Dheli) considerano i musulmani un po’ più arretrati, sia culturalmente che economicamente (generalmente). Indicano, però, che malgrado questa realtà, tensioni passate e presenti, sollecitazioni esterne (Pakistan, integralismi musulmani, etc.). I
ll Paese sta riuscendo ad assorbire tutte queste tensioni. E ci riuscirà ancora di più se i politici riusciranno a diffondere i ricavi della crescita economica, conclude l’amico Neupane, avvocato indiano, migrato a Kathmandu per insegnare nella locale università, sprofondato come un Guru nel suo divano in stile italiano.
Il ricordo di quando m’aggiravo, un po’ impaurito, fra le migliaia di fedeli hinduisti che ogni sabato affollano il tempio di Kali a Calcutta, esaltati dai sacrifici e dalle preghiere o le folle, che si schiacciano, negli oceanici Kumbha Mela, per raggiungere le acque dello Yamuna, mi lasciava qualche dubbio, almeno nell’immediato, sulle parole ottimistiche di Neupane.
Certo, in India, tutto sembra stemperarsi, nella vita quotidiana dove sikhs, jainisti, cristiani, musulmani e hindu marciano, più o meno, insieme per sopravvivere in migliaia di villaggi, cittadine, periferie urbane che formano l’India profonda.
Ma quando il fanatismo divampa ed è strumentalizzato i drammi sono immensi come accadde nel 1992 nei tristi avvenimenti della MughalBabri Mosque a Ayodhya. Evento che segnò la ripresa dell’estremismo religioso hindu e musulmano. In più, i partiti estremisti hindu sfruttano l’orgoglio indiano e un nuovo nazionalismo nato dal successo economico e dalla potenza, culturale, demografica e militare, del Paese.
Chi ha fatto fortuna su intolleranza, nazionalismo e nuovi esclusi è il partito Shiv Sena (spesso appoggiato dal maggiore partito d’opposizione Bharatiya Janata Party), alleati nella National Democratic Alliance (NDA), con altri 13 partitini locali. Sconfitto nelle elezioni del 2004 (dopo aver governato nella precedente legislatura) ha chiesto, negli scorsi giorni, nuove elezioni.
L’attuale alleanza di governo guidata dal Congresso (United Progressive Alliance -UPA) e appoggiata dai partiti di sinistra (Left Front) si sta sfaldando sull’accordo in discussione per lo sviluppo di programmi nucleari in cooperazione con gli USA. Lo scenario e le dinamiche ricorda quello del Governo Prodi..BALASAHEB_THAKARE
In questa situazione di movimento il leader dello Shiv Sena, Bal Thackerari, e i suoi accoliti sono scatenati per accaparrare consensi: ha battezzato i parlamentari di sinistra”scimmie rosse”, i musulmani indiani del Bengala bangladeshi, rilascia intervista d’ammirazione per Hitler, grida il suo slogan preferito “India agli Hindu” ma contesta la migrazione degli India del nord a Bombay, critica i molti cattolici indiani del Kerala e, come nelle migliori tradizioni, maltratta gli intellettuali. Nell’annuale Fiera del libro a Bombay ha paragonato lo stuolo di scrittori (alcuni nuove celebrità internazionali) ” cattle at an auction, who had no right to determine their price which he said could be decided only by the buyer“. Ha 82 anni ma sembra in piena forma e comanda a bacchetta i dirigenti del partito
Fra le sue proposte vi è la creazione di squadre suicide hindu to counter Muslim fundametalists and terrorists (si spera farneticazioni come i fucili del povero Bossi per fortuna) e il boicottaggio della festa di S. Valentino, finito con qualche pestaggio a Bombay.
E’ proprio nel grande stato del Maharashtra che il partito è nato e ha potere ma i suoi attivisti (l’Armata di Shiva-Shiv Sena) soffiano sul fuoco in ogni parte del paese. Proprio in questi giorni una nuova conntroversia sia sta aprendo in Jammnu e Kashmir (già posti non tranquilli).
Il Governo del Kashmir ha concesso un vasto terreno per ospitare i fedeli hinduisti (oltre 500.000) che, ogni anno, si recano in pellegrinaggio ad Amarnath, la grotta sacra sede del Linga di ghiaccio, dove Shiva spiegò a Parvati l’eterno ciclo della vita e della morte e i sentieri sacri per uscirne.
I musulmani, maggioranza in Kashmir, hanno protestato con dure manifestazioni. Nel vicino Jammu (maggioranza hindu) grandi folle sono scese in piazza, scontrandosi con la polizia e occupando moschee.
Hinduvta (hinduità) è la parola gridata nelle piazze ed il manifesto del partiti integralista,moschea occupata a Jammu
Fu inventata nel 1923 da Vinayak Damodar Savarkar, controverso politico indiano, studente a Londra, incarcerato ed esiliato degli inglesi, graziato e, considerato, ispiratore dell’assassinio di Gandhi.
Addirittura in Nepal, paese tollerante, nel marzo 2008 sono state fatte esplodere bombe in due moschee a Biratnagar da gruppi che si richiamavano all’Hinduvta, protestando contro la secolarizzazione del Nepal e la fine dell’unico regno costituzionalmente hindu del mondo. Qui, le strumentalizzazione del malcontento passa, però, più esacerbando il conflitto fra le molte etnie, fino a pochi anni orsono in perfetta convivenza.
Quando poi l’estremismo religioso si mischia con le potenti mafie indiane si crea un diabolico legame fra potere, politica, denaro in cui le esigenze e i problemi della gente comune sono stritolati e riutilizzati.
Lo Shi Sena è stato a lungo legato al potente capomafia Arun Gawli (Detto Daddy), lo ieratico padrino di Bombay, utilizzando i suoi Gonda (mafiosi) in ogni scontro religioso, politico o etnico.
Poi Daddy, malgrado sia quasi sempre in prigione, si è messo in proprio, è riuscito a farsi eleggere nellaMaharashtra Legislative Assembly (godendo di parziale impunità) e ha fondato un proprio partito estremista concorrente, il Bharatiya Kamgar Sena.
Anche l’estremismo musulmano non scherzava appoggiandosi al mafioso Dawood Ibrahim capo della D-Company e considerato da Forbes (che stila ogni tipo di classifica), il pericolo pubblico n.4 del mondo.
Dawood fu responsabile del Black Friday (serie di attentati a Bombay nel 1993 con 317 vittime) per vendicare i fatti di Ayodhya.
Il padrino musulmano pare sia scappato a Karachi, protetto dall’ Inter-Services Intelligence, il servizio segreto (allenato dalla CIA) pakistano.
Storie e intrecci da films che, infatti, Bhooliwood ha prontamente messo in scena con tre produzioni. Successo e sceneggiature simili al nostro Gomorra.

 

 

 

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Una risposta a “Intolleranza

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