Buon Dashain

Il riso è stato raccolto, la terra deve riposare per la prossima semina e nei villaggi si festeggia il Dashain. I sacrifici di bufali, capre, galline servono a ringraziare gli Dei per i raccolti, le piogge, chiedere che il ciclo della natura si mantenga regolare.
Le colline del macai (frumento) hanno raccolto un po’ prima ma si uniscono alla festa. E’ stato un anno buono per i raccolti, poi è finita la guerriglia e i taglieggiamenti, le uccisioni, le sparizioni che hanno accompagnato la vita dei contadini per 11 lunghi anni.

Nei distanti villaggi sulle colline poco importa e poco si capisce dei giochi che avvengono nella capitale, della nuova costituzione ferma, di Prachanda e delle NU. Lì interessa che le piogge siano regolari e che ci sia da mangiare per tutto l’anno. Nella gran parte dei villaggi del Nepal non si è mai contato su nessuno (governo e organizzazioni internazionali) ma solo sulla famiglia e , da qualche anno, sui giovani che sono andati a lavorare all’estero.
Quando c’è qualche disastro, come nel Nepal occidentale o nel Terai, allora non c’è neanche da mangiare e sui giornali, abituali litanie, si legge “Hundreds of flood affected people here in Kanchanpur district are still deprived of relief materials. Locals claim that the local level relief distribution committee led by the VDC secretary did not work efficiently for immediate distribution of relief”.
Invece, indifferente,  Kathmandu s’ingolfa. Il traffico è perennemente bloccato intorno alle aree centrali e anche a piedi è difficile camminare sull’asse New Road- Asan Tole. I poveri vigili non reggono e se la prendono con i venditori si strada che stendono per terra ogni genere di prodotti, quasi sotto le ruote delle macchine. L’Associazione dei venditori di strada ha protestato contro i vigili. 
Come nel nostro Natale la gente fa acquisti, si moltiplicano le pubblicità sui giornali e gli sconti, l’inflazione è ormai al 13% (con un PIL che sale solo del 5%). Tanti migranti sono tornati dall’estero con immensi scatoloni con televisori, stereo, forni a microonde e affollano le corriere per i villaggi. Centinaia di persone sono in coda davanti alle banche per cambiare la vecchia cartamoneta in nuova, prendere piccoli tagli per fare offerte e regali.
Exhibition Road, vicina ad alcune facoltà universitarie è chiusa al traffico e riempita di capre e caproni da sacrificare e mangiare. Una capra costa Nrs. 7000 (euro 70) e i rifugiati vittime dei maoisti accampati sul fetido Bagmati a Bankali (circa 700 persone) non hanno i soldi per comprarla. Ogni tanto, per far vedere che esistono, salgono nella città (maledetti dagli automobilisti) a chiedere al governo denaro e protezione per tornare nei loro villaggi.
Il governo se ne frega anche se sulla carta prevede un pacchetto (finanziato da UN) con: Rs. 60 (€ o,60) al giorno per quattro mesi per persona, spese di trasporto al villaggio, Nrs. 20.000 (€ 200) per la costruzione di una casa, Nrs. 2400 (€ 24) per spese educative per bambini sotto i 16 anni.

Cifre ridicole che, unite alla paura di  essere nuovamente minacciati o socialmente isolati, pochi hanno utilizzato. Nei villaggi i maoisti continuano a farla da padroni e la YCL (giovani maoisti) non disdegna di bastonare i dissidenti.

Chi ha finanziato il governo con oltre USD 125 milioni “per favorire il reinsediamento dei rifugiati“, cioè le NU e gli altri donatori internazionali, se ne sono infischiati, come sempre, di come, dove e quando, i loro soldi (che sono poi le nostre tasse) venivano utilizzati. UNHCR, UNMIN, OHCR, OCHA, etc.,  e agli altri enti inutili della cooperazione internazionale nemmo sanno quanti rifugiati ci sono: il governo dice 27.000, altri fra i 50.000 e i 70.000. Per anni INGO e NU hanno parlato di IDP (Internally Displaced People), fatto piani e reports. Hanno creato una categoria utile per raccogliere finanziamenti ma, dopo anni di parole, la gente che ne fa parte non ha neanche i soldi per comprarsi una capra, tornare ai suoi campi e festeggiare come si deve il Dashain. Per fortuna, in questi giorni tutti i salvatori dell’umanità sono in festa; le loro ferie sommano quelle del  calendario nepalese (103) a quelle  previste in occidente (54).

Gyanendra (ex sovrano) è ricomparso in buona forma a Thimi, il villaggio delle terraccotte, ha incontrato un Guru,  inseguito dalla stampa e dai fotografi. Quest’anno la tika, la benedizione del potere , che fa parte delle tradizioni del Dashain (Vijaya Dashami) , è stata distribuita dal presidente Yadav.

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