Nepal: si chiude?

pashmine-per-filareAvvolti in una bella pashmina tessuta a mano e da lui prodotta (e vendutami al non modico costo di euro 70), discuto con Ram Dangol, newari di casta contadina, divenuto imprenditore nei mitici anni ’90 nepalesi. A Kathmandu inizia a far freddo.
Allora mi racconta, come, in quegli anni, tutto sembrava possibile. Centinaia di fabbriche di tappeti (spesso sfruttando contadini, bambini e donne aggiungo io), di pashmine, di magliette e pantaloni furono aperte. La gente vendeva la terra di famiglia ai costruttori e investiva negli affari. Esportazioni, apertura del sistema bancario e finanziario, denaro pubblico a fiumi (aiuti internazionali) portarono all’incredibile crescita del PIL nepalese del 10% per quasi due anni nel 1992-1994.
La gente iniziò ad investire in immobili (facendosi prestare soldi al 50% d’interessi) per ospitare i contadini che accorrevano nella Valle di Kathmandu per essere sfruttati nelle nuove fabbrichette. I soldi fecero nascere i super store, ristoranti moderni per nepalesi, canali televisivi (grazie alla pubblicità) nuovi consumi e modelli di vita. Le macchine e le case riempirono la Valle.pashmina2
Tanti soldi aguzzarono gli appetiti dei politici che iniziarono a combattere per avere la fetta più grossa della torta producendo un’interminabile instabilità che impedì di legiferare le norme necessarie per guidare il libero mercato in esplosione.
Ben presto la bolla iniziò a sgonfiarsi, risucchiata dalla crisi di liquidità, aumento dei prezzi, corruzione, sprechi, investimenti speculativi, assenza di programmazione e dal calo delle esportazioni (mercati ben presto saturi).
Gli investitori internazionali progressivamente si ritirarono; la guerriglia maoista ( fu il simbolo delle enormi disparità create dal boom economico) e l’adesione al WTO (senza intervento regolatore dello stato) fecero il resto.
La classe politica (gli attuali Koirala, Nepal, Deuba, etc.) scelse, come accade quasi ovunque, d’incassare i dividenti del boom tramite corruzione, nepotismo e accaparramento di risorse pubbliche e donazioni internazionali. Il caso della compagnia di stato Royal Nepal Arirline, è esemplare: in attivo prima dell’avvento della democrazia multipartitica (1990) e in fallimento nel 2001, dopo 13 Consigli d’Amministrazione in 8 anni. (le analogie con l’Alitalia sono evidenti, per dire che il Nepal non è molto arretrato o l’Italia solo formalmente un paese politicamente moderno).
In sintesi dal 1996 la bolla era già svanita e anche il povero Ram Dangol dovette fare i conti con la realtà di un paese senza governo, regole e leggi e perdipiù in conflitto civile. Resistette grazie alla qualità dei suoi prodotti mentre centinaia di piccole industrie iniziarono a chiudere. I contadini chiamati dai villaggi, dove abbandonarono l’agricoltura e un ambiente sociale in cui sopravvivevano dignitosamente per l’avventura industriale, furono spediti nelle fabbriche di mattoni che sono, tuttora, le uniche che continuano a produrre. fabbrica-di-mattoni
Molte famiglie Tamang, dei villaggi in cui lavoravamo, sono finite in monostanze schifose o baracche di fortuna, senza scuola, sanità, sostegno comunitario a Bhaktapur e dintorni. Ogni giorno (quando sono chiamati), vanno a fare mattoni (con mogli e bambini) nelle fabbriche medioevali che riempiono la parte orientale della Valle. Salario massimo 2 euro al giorno.
Quando ancora l’organizzazione italiana Centro Cooperazione Sviluppo di Genova (vedi post ONLUS) faceva progetti invece di sprecare il denaro, Salam Singh Tamang  e la sua seria organizzazione locale propose di fare asili, assicurare l’istruzione ai bambini Tamang esiliati con le famiglie nelle fabbriche di Bakthapur, per togliergli da posti di lavoro insalubri e offrire un vecchio e bambinoopportunità. Niente. Anzi di fronte alle critiche per sprechi ed incapacità a danno dei beneficiari, gli   hanno tagliato i fondi (e, dunque, i progetti), così non protesta più. Chi s’ostina viene licenziato o minacciato di esserlo, così possono andare avanti  a far nulla se non a mettersi in tasca alti salari in barba ai bambini e agli sponsors italiani, mi racconta uno dei futuri licenziati Dhane Lama. I critici, addirittura,  pensano di fare causa alla squinternata ONLUSNGO italiana, per non aver rispettato gli accordi firmati sui progetti.

Ma, tornando a Ram Dangol, la sua situazione non è affatto migliorata con la fine del conflitto (fine 2006). Pensa, mi dice, oggi è bloccata la strada che da Kathmandu porta a Dhulikel (una delle più importanti) dopo disordini seguiti a un incidente stradale (evento ricorrente) e i contadini sono arrivati a piedi con il doko (gerla) sulle spalle come si usava 50 anni orsono. I containers sono bloccati lungo la Koshi Highway (Terai) perché i camionisti protestano contro le rapine continue, a Rajapur (Bardya, Terai occidentale) e a Morang (Jante) tutto è fermo da settimane per feroci scontri fra attivisti dell’UML e dei giovani maoisti, con in mezzo i contadini, a Rolpa (roccaforte dei maoisti durante il conflitto) un nuovo gruppo armato incita alla rivolta contro i traditori maoisti, a Kathmandu quasi ogni giorno vi è un bandha e nessuno può circolare, oppure manca la benzina e l’elettricità (36 ore alla settimana senza luce). Non riesco a immaginare come un azienda, seppur piccola, possa produrre e muovere le merci in queste condizioni. Aggiunge: a Kavre i giornalisti chiedono il porto d’armi per potersi difendere dalle minacce, ogni volta che scrivono un articolo critico contro qualcuno e nel vicino distretto di Sindhuli si è costituito un Governo dei Disoccupati con tanto di ministri che ogni tanto blocca le strade verso il Terai
La conclusione: Ram vuole chiudere tutto e andarsene all’estero, crisi economica mondiale permettendo, gestire un benzinaio, un tabacchino e al diavolo le belle pashmine fatte sul telaio a mano. Tanto, mi dice, adesso le fanno tutti a macchina, con lana di scarto (cinesi, indiani e nepalesi) e le vendono a 2 euro.

Lo stesso pensano molti piccoli imprenditori che non sono riusciti a salvare l’artigianato di qualità privi dell’aiuto finanziario e di regole dell’insistente governo e delle migliaia di organizzazioni internazionali che buttano via i soldi per scrivere, insieme a burocrati statali foraggiati, mai applicati Piani pluriennali di programmazione in tutti i settori dell’economia. In questi giorni già si riparla di un nuovo misuse di fondi internazionali che tratteremo in un prossimo post.
Anche il settore turistico sta soffrendo, malgrado, la ripresa degli arrivi. 60 hotels a Nagarkot hanno dovuto chiudere sotto pressione delle Unions maoiste, proprio durante l’alta stagione. Tensioni fra albergatori e maestranze sono diffuse e ogni tanto esplodono anche a Kathmandu, Dhulikel e Pokhara.
Le uniche e poche grandi industrie sono in serrata da mesi: la Biratnagar Jute Mills, Asia Distillery, progetto idroelettrico di Gamgadh (nel remoto Mugu, la Colgate Palmolive.
Malgrado l’ottimismo del governo (anche qui si ricorda l’Italia) la Camera di Commercio e industria Nepalese (FNCCI) ricorda che 20 entrepreneurs have been murdered, 53 businessmen kidnapped, 54 companies closed and there have been 62 shutdowns since elections in April, solo nel Terai, senza contare le estorsioni richieste dai numerosi gruppi armati. Mentre la concorrenza fra i sindacati maoisti e quelli dell’UML (comunisti moderati) ha portato a un esplodere delle vertenze sindacali, in condizioni generali d’assoluta insicurezza.

manakamanaAddirittura è stata chiusa per mesi (aperta solo ieri) la funivia di Manakamana, frequentata dagli sposini nepalesi in viaggio di nozze che salgono sulla collina che ospita la pagoda della divinità che “esaudisce i desideri del cuore”. Qua, per fortuna, si è giunti a un accordo increasing the monthly salary by Rs 1300 (euro13), providing Rs 1000 for each person as a special allowance package and Rs 500 as brunch allowance, one month salary for Dashain allowance, and availing eighteen cable car tickets every year for an employee. Meglio che polo con elefantiniente.
Gli unici che sembra non aver problemi sono i pazzi di Meghauli (a Chitwan), giunti da tutto il mondo, che, come ogni anno, giocano a polo sugli elefanti.

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2 risposte a “Nepal: si chiude?

  1. ..e nelle fabbriche di mattoni di Bhaktapur ho visto anche i bambini spaccarsi la schiena….ma a scuola non andavano perchè la paga dei genitori non basta per mantenere 5 figli e 2 genitori che soffrono di asma ………..

  2. Pingback: maoisti in Nepal: botte da orbi ai giornalisti « Crespi Enrico from Nepal (and Asia)·

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