Holi, arriva la primavera

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Oggi è meglio stare lontano dal centro di Kathmandu o vestirsi semplicemente, con una maglietta e vecchi calzoni, perché è l’Holi (Fagu), la festa dei colori e della primavera. C’è il Principe Harris in giro per i villaggi e accolto con affetto, anche lui, però, riempito di polvere colorata. Tutti sperano che diventi un ambasciatore potente per la ripresa del paese. Al contrario l’unione dei partiti Madhesi (i protagonisti del lungo blocco delle frontiere) ha chiesto ai suoi manifestanti di non festeggiarlo per ricordare le vittime degli scontri di settembre e ottobre giù nel Terai. Non è un buon segnale per la futura tranquillità  di quell area.
Fortunatamente fa caldo e si può accettare qualche gavettone d’acqua colorata o un ragazzotto che ti spalma sui vestiti e sul viso la polvera rossa del sirdur. In ogni caso al centro dell’attenzione dei festanti ci sono più le ragazze e, infatti, ogni anno scoppia qualche rissa.
L’origine della festa si perde nei riti d’inizio primavera, quando la luna piena segnava la fine dell’inverno. Poi il vorace induismo l’ha inserita nelle sue leggende come quella di Shiva che fulminò, con il suo micidiale terzo occhio, il dio-demone Adana, che sotto forma di una splendida fanciulla voleva distrarlo dalla meditazione tentato o di Vishnu\Krishna (una delle emanazioni del dio della preservazione) chespalmò di polvere rossa di sirdur il volto di Radha per renderlo ancor più affascinante.
La tradizione impediva alle vedove di partecipare alla festa ma a Vrindavan (130 chilometrri da Dheli) hanno, da pochi anni rotto il tabù.
Nella norma, durante l’Holi, vi è sempre qualche screzio fra polizia e ragazzotti; ogni anno ci sono un centinaio di arresti fra i piu scalmanati, noiosi e ubriachi. 
Spesso la polizia esagera come nel 2013 quando era  partita la lotta contro i fumatori di sigarette in strada: centinaia multati (Nrs. 100) e qualcuno portato al commissariato. O contro i  chadapan, atteggiamenti e costumi volgari e scostumati; come i capelli lunghi, i tatuaggi e gli orecchini. Sono finiti in cella, per qualche giorno, oltre 1.300 ragazzi (solo due solo trattenuti per altri crimini). I più anziani ricordano i primi anni ’80, quando la polizia del Panchayath (monarchia pressoché assoluta), fermava i freakettoni nepalesi per le strade e li portava dal parrucchiere.
La legge applicata oggi è infatti la stessa: il Public Offence Law che recita: section 2 (h) No person shall commit any of the followings acts: to make undue behaviour in public places. Section 3 the police staff may arrest without a warrant any people committing any of the crimes mentioned in Section 2
Qualche tempo  fa, il figlio di un mio amico stava festeggiando con altri ragazzi, un compleanno in un bar di Thamel (che dovrebbero chiudere alle 11 pm), quando, come spesso accade, entrò la polizia, prelevò il gruppetto, lo trasportò nella caserma di Gongabu, dove furono identificati, interrogati e fermati per una notte. Si tratta di gente normale, studenti universitari.
Qualcuno ha protestato ma la polizia (in un contesto legale e politico quasi inesistente) ha immenso potere. Eppure nella tradizione, sadhu, santoni vari portano, come simboli religiosi orecchini e capelli lunghi, se la polizia fosse andata al Shivaratri, sarebbe dovuta partire con un esercito di parrucchieri.
E c’è tanta polizia in nepal; un lavoro non molto impegnativo, ben remunerato (anche con belle mazzette) e con pensione finale (uno dei pochi).

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